Lara Comi
Lara Comi

Milano, 17 maggio 2019 - «Sono serena» ripete Lara Comi. Poi ci ripensa: «So che “serena” a volte...» e scherza sullo «stai sereno» che Matteo Renzi indirizzò all’allora premier Enrico Letta un attimo prima di prendergli il posto.
«Se volete mi metto un cartello con scritto “sono innocente”» dice la candidata alle Europee per Forza Italia, ora indagata per finanziamento illecito, prima di concedersi ai fotografi a margine di un incontro elettorale nella sede di Confprofessioni. 
Al momento la Procura le contesta circa 70 mila euro che Comi avrebbe ricevuto in modo non legale: 31mila attraverso la sua società di consulenza dall’ industriale bresciano Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, e 38mila che avrebbe incassato, sempre tramite la sua società, dall’ente Afol Città metropolitana con l’intermediazione di Gioacchino «Nino» Caianiello, presunto «burattinaio» del sistema di mazzette, appalti pilotati e finanziamenti illeciti emerso dalla maxi indagine della Dda milanese.

«Il mio rapporto con Marco Bonometti? Come tutti gli altri rapporti con le associazioni di categoria e le altre associazioni, con cui si lavora costantemente per il bene delle nostre imprese e dell’Italia» E ancora: «Ho sempre girato il territorio in tutti questi anni e continuo a farlo, continuo a fare campagna elettorale, sempre con la gente», giura. Ma sembra non finire qui l’interessa dei magistrati per le sue vicende. Perché le indagini coordinate dall’aggiunto Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri vanno avanti: inquirenti e investigatori sospettano che l’europarlamentare possa aver ottenuto altri finanziamenti illeciti con lo stesso schema basato sul pagamento di consulenze fittizie alla sua società Premium Consulting. Al vaglio, ad esempio, anche un versamento di 40mila euro da un altro imprenditore.

Lei però non fa un plissé. «A poco più di una settimana dalle elezioni del 26 maggio apprendo di essere oggetto di indagini riguardanti situazioni a me estranee», ha scritto sulla sua pagina Facebook. «Sono assolutamente serena (ancora, ndr.), perché convinta di riuscire a dimostrare la mia totale onestà. Dimostrerò la mia innocenza perché credo nella giustizia e sono del tutto estranea alle accuse che mi sono state fatte!». Nel frattempo il suo avvocato Gian Piero Biancolella replica al sospetto dei pm che la ricca consulenza prestata da Comi a Bonometti non fosse che la scopiazzatura di una tesi di un ignaro laureando pescata online. «Nell’elaborato in questione - spiega il legale - viene espressamente indicato l’utilizzo, tra le altre fonti utilizzate, anche di riflessioni rinvenienti dalla “ricerca effettuata da Antonio Apuzzo, laureando del corso di laurea in Economia e Direzione d’impresa”.

Inoltre - aggiunge - il tema della consulenza “l’approccio strategico per la promozione del Made in Italy” è di sicuro interesse del committente per le molteplici attività svolte in diversi settori dalle società allo stesso riferibili e differenti della metalmeccanica», che poi sarebbe il core business del leader della Confindustria lombarda.