Beppe Sala e Attilio Fontana
Beppe Sala e Attilio Fontana

Milano, 3 febbraio 2019 - Scintille, e distanze che si allungano, tra Giuseppe Sala e Attilio Fontana. Il “casus belli” è ancora la questione dell’autonomia, oltre alla querelle sul trasporto pubblico locale e il biglietto integrato da portare a due euro che da giorni sta tenendo banco nelle stanze della politica. Una maggiore autonomia da Roma che, secondo la lettura di Sala, nella formula Lega-M5s finirebbe per svantaggiare i Comuni lombardi. Sullo sfondo ci sono le mire della Lega su Palazzo Marino, che accendono la miccia dello scontro. «Fontana chiede più autonomia - attacca il sindaco di Milano in un videomessaggio su Facebook - io chiedo a lui di essere più autonomo da Salvini e tutto tornerà più tranquillo». E il riferimento è alle «dichiarazioni di guerra» del leader del Carroccio e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«Ora il mio collega Fontana potrebbe anche cercare di negare - afferma Sala - ma quando il suo capo Matteo Salvini viene a Milano, si mette su un muretto e urla “cambiamo il sindaco a Milano”, se non è una dichiarazione di guerra poco ci manca». I cittadini, continua il sindaco di Milano, «vorrebbero giustamente che noi andassimo d’accordo e bisognerà provarci. So che la democrazia è tale perché ognuno sceglie i propri amministratori e questo è anche il bello. Cosa posso fare? Posso continuare a lavorare per migliorare ancora la nostra città, che, giriamola come vogliamo, ha vissuto una grande stagione di miglioramento e posso ricordare cos’era Milano 25 anni fa». Sala ammette quindi che il rapporto Comune-Regione in passato «ha vissuto momenti migliori».

La replica di Fontana non si fa attendere: «Quindi, se capisco bene, il sindaco di Milano considera negativamente l’autonomia regionale perché Regione Lombardia gli impedisce oggi di aumentare il biglietto del tram, in forza di una legge del 2012. Bizzarro». Il governatore lombardo sottolinea che «l’autonomia è un’occasione storica che valorizza le regioni virtuose» e «provare a mettere l’uno contro gli altri regioni e comuni che insieme hanno sofferto del neo centralismo renziano è velleitario». Poi, su Facebook, rincara la dose, ricordando che nel 2010 «centinaia di sindaci lombardi vennero in piazza San Babila rispondendo al mio appello di Presidente di Anci Lombardia e sindaco di Varese. Protestavamo contro i pesanti tagli ai Comuni voluti dal Governo Berlusconi e dal ministro Tremonti. Governo di centrodestra, mi pare». «Una scelta dura e non facile in difesa dei nostri cittadini. Se la memoria non mi inganna - prosegue Fontana -, non accadde lo stesso pochi anni più avanti, quando il governo di centrosinistra di Renzi scatenò la più dura offensiva politica e finanziaria a trazione centralista che si ricordi contro le autonomie locali. Una offensiva che ha devastato i bilanci dei Comuni, ucciso le Province e dissanguato le Regioni. Eppure, non ricordo molte fasce tricolori in piazza a Milano per protestare contro quelle scelte». Andrea Gianni