Pietro Foroni, assessore regionale al Territorio
Pietro Foroni, assessore regionale al Territorio

Milano -  La Corte Costituzionale ha bocciato la legge sulla rigenerazione urbana varata dalla Regione Lombardia. Ad inviare il provvedimento alla Consulta era stato il Tar che lo scorso febbraio, chiamato ad esprimersi su tre ricorsi, aveva sollevato dubbi di costituzionalità su quanto legiferato dalla Giunta regionale. Dubbi fondati, considerato il pronunciamento della Corte. Già a fine marzo Pietro Foroni, assessore regionale al Territorio, aveva comunque rivisto alcuni punti della legge.

Nel dettaglio, le tre ordinanze fotocopia emesse dal Tar l’11 febbraio sono state sollecitate dai ricorsi presentati da Egeo Real Estate e CQuadrat, proprietarie di 4 stabili inseriti nell’elenco degli "edifici abbandonati o degradati". Le società hanno impugnato le norme introdotte da Palazzo Marino, sostenendo che i paletti imposti dall’amministrazione (18 mesi per l’avvio dei lavori di recupero e zero incrementi dei diritti edificatori) fossero troppo stringenti e in contrasto con quanto stabilito dalla legge regionale, che invece fissava in tre anni il termine entro cui presentare richiesta del titolo edilizio per avviare i lavori di ripristino dell’immobile degradato e riconosceva un incremento dei diritti edificatori pari al 20%. Dal canto suo, il Comune si è costituito in giudizio, eccependo l’illegittimità costituzionale della norma regionale. I giudici del Tar hanno preso atto delle discrepanze tra le leggi lombarda e milanese e si sono concentrati sugli eventuali profili di incostituzionalità.

Risultato? "L’applicazione della disposizione regionale comprime in maniera eccessiva la potestà pianificatoria comunale": così ha concluso il Tar. E ancora: "Il legislatore regionale ha imposto una disciplina urbanistico-edilizia rigida e uniforme, operante a prescindere dalle decisioni comunali e in grado di produrre un impatto sulla pianificazione locale molto incisivo e potenzialmente idoneo a stravolgere l’assetto del territorio". In definitiva le regole definite da Palazzo Lombardia sarebbero così "puntuali e specifiche" da non lasciare "alcuno spazio di intervento" a Milano e agli altri Comuni con più di 20mila abitanti. Da qui il rinvio degli atti alla Corte Costituzionale, che ieri ha confermato le censure già espresse dai giudici del Tar. Già a fine marzo, come detto, la Regione ha individuato accorgimenti mirati proprio a restituire discrezionalità ai Comuni sia nell’esatta determinazione del bonus volumterico da riconoscere a chi riqualifichi un immobile dismesso sia nelle definizione de i tempi entro i quali i proprietari di edificii in disuso devono avviare i lavori di recupero utili a beneficiare del bonus.