Il sindaco Giorgio Gori
Il sindaco Giorgio Gori

Bergamo, 17 ottobre 2017 - Giorgio Gori torna a parlare del tema referendum consultivo per l'autonomia della Lombardia, in programma domenica 22 ottobre. Il sindaco di Bergamo spiega di non essersi pentito del sostegno al 'si''. "La mia unica preoccupazione - avverte -  è che questo referendum non sia un boomerang per i temi dell'autonomia". "Conosco da tempo Roberto Maroni: è un politico molto esperto", afferma il sindaco di Bergamo che sfiderà il governatore leghista alle regionali lombarde di primavera.

"In questo caso, però, si è preso un rischio molto forte: ovvero cercare l'investitura popolare intorno a un obiettivo che in realtà non lo richiedeva", prosegue ricordando che la trattativa per ottenere maggiori competenze dallo Stato poteva essere avviata, come successo in Emilia-romagna, senza bisogno di tenere un referendum.

"L'idea poi di collocare la consultazione a pochi mesi dalla campagna elettorale per le regionali, in modo che facesse da traino, è un ulteriore rischio per Maroni perché ho la sensazione che così non sarà: l'impressione è che si allontani l'obiettivo che si era posto, ovvero di un'affluenza almeno al 50 per cento", prosegue. "L'idea di andare a Roma forti del suffragio dei lombardi mi pare stia tramontando e la mia preoccupazione è che, con un'affluenza sotto il 50 per cento, ci siano gia' i funzionari dei ministeri pronti a stappare le bottiglie di champagne", insiste Gori.

"Al netto dello strumento inutile e costoso del referendum, non mi sono assolutamente pentito di averlo appoggiato, una volta convocato", chiarisce, "e' un obiettivo che ho condiviso sfidando il mio partito la cui posizione ufficiale e' diversa dalla mia. Penso che fosse giusto farlo, mi sento coerente, sarebbe stato sbagliato avere una posizione diversa e poi tre mesi dopo inserire l'autonomia tra i punti qualificanti del mio programma", in vista delle regionali