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12 giu 2022
massimiliano mingoia
Politica
12 giu 2022

Referendum sulla giustizia, flop anche nella città di Salvini

A Milano affluenza ai seggi bassissima (16,3%), al di sotto della media nazionale

12 giu 2022
massimiliano mingoia
Politica
Il leader della Lega, Matteo Salvini, 49 anni, mentre vota al referendum
Matteo Salvini mentre vota al referendum
Il leader della Lega, Matteo Salvini, 49 anni, mentre vota al referendum
Matteo Salvini mentre vota al referendum

È la città del leader della Lega Matteo Salvini, uno dei proponenti dei cinque referendum sulla giustizia, è la città del fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, che del garantismo ha fatto una bandiera, ma a Milano l’affluenza alle urne per i cinque quesiti non ha superato neanche la media nazionale, già bassissima e lontanissima dal quorum del 50% più uno dei voti validi. I milanesi hanno preferito andare al mare, in montagna, al parco o restare in casa piuttosto che recarsi ai seggi.

Alle 23 (si votava dalle 7 alle 23) i cittadini che si erano recati nelle 1.248 sezioni elettorali erano appena il 16,31% (753 sezioni su 1.248), al di sotto della media di affluenza nazionale. Alle 19 non si era andati oltre il 12,06%, 114.507 votanti. Dato deludente anche rispetto alla media nazionale: 13%. Alle 12 non era andata meglio, anzi: 5,53%, cioè 52.541 votanti. Sempre peggio della media nazionale nelle ore iniziali di apertura dei seggi: 6,68%. Un flop senza se e senza ma.

Salvini e Berlusconi ieri hanno votato nel capoluogo lombardo, ma neppure la loro presenza in città è servita a granché. L’attenzione sui cinque referendum è rimasta a livelli bassissimi e i seggi milanesi sono rimasti semi-deserti per tutta la giornata. Il segretario del Carroccio, in mattinata, quando si è recato nel suo seggio di via Martinetti, aveva già intuito il prevedibile esito della scarsa affluenza alle urne, e non solo a Milano, tanto che commentava "al di là del quorum spero in milioni di sì" e invitata i cittadini "a sfondare questo muro di omertà". Niente da fare. Berlusconi, intanto, nel suo seggio di via Ruffini rompeva il silenzio elettorale e parlava di vari temi con i giornalisti accorsi ad aspettarlo. Non è mancato neanche un attacco dell’ex premier alle "toghe politicizzate" riferendosi agli arresti di Palermo e un suo commento sulla legge Severino, la stessa norma a causa della quale il leader azzurro era stato espulso dal Senato e che il primo dei quesiti puntava a modificare radicalmente. Niente da fare: il quorum non è stato raggiunto e la Severino resta in vigore.

La temperatura elettorale milanese sui referendum è stata tenuta bassa anche dal sindaco Giuseppe Sala, che nelle scorse settimane e negli ultimi giorni ha sempre evitato di pronunciarsi sul "sì" o sul "no" rispetto ai cinque quesiti. "Li sto studiando", ha continuato a ripetere. Il primo cittadino, in ogni caso, aveva annunciato che si sarebbe recato alle urne, ma sabato mattina ha scoperto di essere positivo al Covid e ieri, dunque, è dovuto restare in casa in isolamento: un astensionista in più. Il risultato finale non è cambiato. Referendum flop.

 

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