Il ministro Gian Marco Centinaio con il direttore de Il Giorno, Sandro Neri
Il ministro Gian Marco Centinaio con il direttore de Il Giorno, Sandro Neri

Milano, 12 marzo 2019 - L'agenda del ministro Gian Marco Centinaio (Lega) è divisa in due. Difesa e valorizzazione del made in Italy in campo agroalimentare da una parte. Destagionalizzazione e una legge per contrastare l’illegalità (soprattutto nei soggiorni brevi) nel turismo dall’altra. A unire le due pagine - e le due deleghe ( Politiche Agricole, alimentari e forestali e Turismo) - ci pensa l’atualità: la Tav e «in generale la necessità di infrastrutture perché io sposto merci e persone», sintetizza nella redazione de Il Giorno. I rapporti con l’Europa - «sarò l’eccezione, ma i miei sono buonissimi» - e una visione chiara sui grandi eventi: «Se il governo tira fuori 78 milioni per il tennis a Torino (le Atp Finals) deve fare perlomeno lo stesso per le Olimpiadi di Milano-Cortina».

Perché allora il governo le nega per i Giochi. Due pesi e due misure?

(Allarga le braccia) «Sono d’accordo. Questi eventi servono, non tanto perché se tiro fuori 78 milioni devo sperare che ne ritornino 79. Servono perché il Paese acquisisce autorevolezza all’estero. Dico di più: credo che un governo debba avere una voce a bilancio per gli stanziamenti dei grandi eventi. Per Milano-Cortina i soldi dovevano già essere sul tavolo: confido ancora in un ripensamento».

In questi mesi stiamo assistendo a uno strano paradosso: appelli per potenziare il turismo e proposte di tasse di ingresso o forme per limitare gli accessi in alcune città (Venezia, ndr) e zone di mare (Cinque Terre in Liguria).

«Ci sono aree da tutelare dove il grosso afflusso di turisti può essere un problema. Ma se l’obiettivo è davvero tutelare mettiamo il numero chiuso, non tasse per fare cassa. A meno che il ticket di ingresso dia diritto ad alcuni servizi come sconti o parcheggi gratis. Sono favorevole alla tassa di scopo: quello che un Comune incassa dal turista lo deve investire. Sono sicuro che con questa riforma avrei una fila di sindaci sotto il ministero, perché spesso queste tasse sono utilizzate per coprire i buchi di bilancio».

Politiche per la destagionalizzazione possono rappresentare una soluzione?

«Sì, soprattutto per gli stranieri. A maggio russi e tedeschi hanno vacanze. A febbraio i francesi. Gli italiani, invece, si muovono ad agosto, Natale e un po’ Pasqua. Siamo stati alla fiera di Berlino proprio per ragionare con i tour operator tedeschi su questo tema e già si prevede una crescita del 5% degli arrivi dalla Germania».

L’Italia è ai primi posti per presenze di turisti. C’è margine per crescere?

«Voglio scalare posizioni e arrivare primo. La Cina ci considera una superpotenza nel turismo. Certo, poi dovremmo evitare autogol come accaduto in passato: abbiamo rischiato di andare in Cina a presentarci tramite Facebook che è vietato».

Come pensa di scalarle?

«Con una stretta agli affitti in nero. Oggi nessuno è in grado di calcolare quante case-vacanze o soluzioni simili siano date in modo illegale. Sto lavorando con il ministero dell’Interno e con il Mef a una nuova norma. Siamo in attesa del parere del Garante della privacy, poi tutto verrà condiviso con associazioni di categoria e con le Regioni. L’obiettivo è creare un codice identificativo per ogni struttura: piattaforme come Booking e Airbnb sono già d’accordo a commercializzare solo quelle identificate. Secondo aspetto: le presenze di turisti vengono conteggiate solo con le notti in albergo. Da noi inspiegabilmente non sono calcolati ad esempio i turisti da crociera».

Da un’illegalità all’altra: come procede la lotta al falso made in Italy in campo agroalimentare?

«Su due binari. C’è un dipartimento del ministero che in Italia controlla la qualità dei prodotti e in giro per il mondo contrasta l’Italian Sounding (l’imitazione di marchi e prodotti, ndr). Abbiamo stretto accordi con le piattaforme di pagamento digitali per eliminare dal mercato il falso made in Italy. L’altro fronte riguarda la promozione dell’enogastronomia in Italia. L’obiettivo è far sì che le aziende ci siano: voglio accompagnare i nostri imprenditori sui mercati anche attraverso accordi come quello siglato di recente con il Giappone per la tutela dei marchi».

Quali sono i mercati da esplorare?

«La Cina soprattutto. Basti pensare che vendono un’arancia a 5 euro, in confezioni singole. Un melone a 40. Perché per loro il prodotto italiano è sinonimo di sicurezza e alta fascia».

La Cina però consuma poco latte ed è interessata a quello in polvere. Anni fa si parlava di realizzare un polverizzatore in Lombardia: è ancora attuale?

«Il progetto si farà in Sardegna perché la Cina ha fatto uno studio: la Sardegna è uno dei posti dove si vive di più. Questo dato è stato letto anche alla luce delle abitudini alimentari: vogliono portare il latte in polvere di pecora per i bambini».

Agroalimentare e turismo quanto hanno bisogno della Tav?

«Tanto della Tav, quanto di una rete di infrastrutture. Vorrei l’Alta Velocità che arriva al Sud. Vorrei che si proseguisse a dragare i porti, altrimenti nel giro di qualche anno non possono più entrare le navi da crociera. I nostri porti si stanno insabbiando: il rischio è vedere i turisti che andavano in Sardegna sbarcare alle Baleari».