Il governatore Attilio Fontana con il leader della Lega Matteo Salvini (LaPresse)
Il governatore Attilio Fontana con il leader della Lega Matteo Salvini (LaPresse)

Milano, 19 settembre 2019 - Approda al Pirellone, tra le polemiche dell’opposizione, la strategia della Lega per arrivare ad una revisione della legge elettorale nazionale in senso maggioritario. Nella seduta di oggi della commissione Affari istituzionali in Consiglio regionale è stata infatti calendarizzata la discussione di un testo di referendum parzialmente abrogativo della legge elettorale nazionale. La mossa leghista fa il paio con quelle analoghe in Liguria, Sardegna e Friuli Venezia Giulia. Del resto, se questo testo sarà approvato da cinque Regioni, e se il quesito passerà il vaglio della Corte costituzionale, sarà indetto il referendum per trasformare la legge elettorale di Camera e Senato in senso totalmente maggioritario, come vorrebbe il leader del Carroccio Matteo Salvini. Una strategia delineata nei giorni scorsi dall’ex vicepremier che, parlando a Milano, aveva annunciato una proposta di legge elettorale in senso pienamente maggioritario, per fare in modo che «chi vince governa e chi perde va all’opposizione».

Aveva delineato anche l’obiettivo del via libera al testo di referendum in almeno cinque Regioni entro settembre, per poi andare alle urne in primavera. Il Pirellone ha raccolto subito l’appello. E il Pd ribatte parlando di un blitz «scandaloso» e una «forzatura». I dem hanno scritto una lettera alla presidente della commissione, la consigliera leghista Alessandra Cappellari. Nella lettera a Cappellari, il capogruppo Pd Fabio Pizzul e Jacopo Scandella, d’intesa con i gruppi Lombardi Civici Europeisti e +Europa, vanno all’attacco: «La Lega piega le istituzioni ai propri interessi politici, facendo valere la forza dei numeri per impegnare la Regione Lombardia in una battaglia di parte, quella di Salvini contro il Governo in carica». Cappellari è accusata di aver «commesso una grave scorrettezza perché ha iscritto d’ufficio la proposta di referendum all’ordine del giorno, cancellando la seduta già convocata e spostandola al giorno successivo, senza nemmeno sentire l’ufficio di presidenza».