Milano, 2 giugno 2018 - Il nuovo governo giallo-verde è in carica e il sindaco Giuseppe Sala fa subito sapere cosa si aspetta Milano dal nuovo esecutivo: «Quello che c’è da fare dal mio punto di vista è molto semplice: rispettare i dettati del Patto per Milano. In particolare il finanziamento della metropolitana fino a Monza». Il primo cittadino si riferisce agli 800 milioni di euro di fondi statali indispensabili per realizzare il prolungamento della M5 fino a Monza, un’opera che costa in totale 1,2 miliardi di euro. Sala, da amministratore pragmatico, parla subito di soldi al nuovo Governo e ricorda al premier Giuseppe Conte e ai ministri che nel settembre del 2016 il Comune ha sottoscritto un Patto per Milano con il Governo. Un Patto che porta la firma dell’allora premier Matteo Renzi. Sarà valido anche per il nuovo esecutivo a guida Lega e M5S? Il sindaco lo pretende e, in ogni caso, aggiunge: «Sia chiaro: io parlo con tutti, collaboro con tutti, ma difendo gli interessi della mia città».

Sala dice la sua sul nuovo Governo in mattinata, a margine di un incontro a Radio City in piazza del Cannone. Alla fine il sindaco decide di non partecipare alla manifestazione in difesa di Sergio Mattarella e delle istituzioni democratiche organizzata dal Pd nel pomeriggio in piazza Scala. Un impegno improvviso tiene lontano il primo cittadino dalla mobilitazione dei dem. In ogni caso Sala, quattro giorni fa, ha chiamato a raccolta gli ultimi sette ex sindaci di Milano a favore del Capo dello Stato e della Milano aperta ed europeista. La linea è chiara. Sala non sta con i populisti, ma non li boccia a priori: «Il nuovo Governo? Facciamoli lavorare. Non sono preoccupato, ma metto le mani avanti. Sento la sindaca di Roma Virginia Raggi che dice che “le misure per Roma Capitale sono nel programma’’ e al sud c’è molta aspettativa sul reddito di cittadinanza. Ma Milano è una guida per il Paese e vuole continuare a esserlo. I ministeri-chiave per noi? Economia, Infrastrutture e Cultura. Aspetto i ministri in città. Uno ad uno».

Tre i ministri milanesi: Matteo Salvini all’Interno, Alberto Bonisoli ai Beni Culturali e Marco Bussetti all’Istruzione. Cosa si aspetta Sala da loro tre? «Salvini partirà in maniera incisiva su alcuni temi che gli sono cari – prevede il sindaco –. Il taglio dei cinque miliardi di euro per l’assistenza ai profughi annunciato dal neoministro? Vediamo quali saranno le azioni, al di là degli slogan. Bonisoli, invece, non lo conosco, l’ho visto rapidamente in un’occasione. Gestirà un ministero molto delicato per Milano: qui stiamo dimostrando che la cultura è fondamentale per il bene della città e a livello turistico. Spero che abbia visto con i suoi occhi quanto Milano è cambiata sul fronte turistico». E Bussetti? «Lo conosco bene. Ci siamo sentiti già nei giorni scorsi. Per Milano il tema dell’istruzione si traduce nel ripristino della qualità delle scuole, che sono spesso molto vecchie. Spero che ci dia una mano». Alle 18 in piazza Scala, intanto, si radunano circa 4 mila manifestanti del Pd e del centrosinistra. Il segretario milanese dei dem, Pietro Bussolati, sottolinea che «da questa piazza riparte un fronte ampio, europeista e progressista». Il sindaco aveva già fatto sapere ai manifestanti che «il Pd deve ricostruirsi e ridiventare centrale nel dibattito politico». E in serata Sala twitta gli auguri di buon lavoro a Conte e ai suoi ministri e aggiunge: «Pronto a continuare nella collaborazione tracciata con il Patto per Milano».