Milano, 25 giugno 2018 - Resta il puntino rosso (di centrosinistra) in mezzo a un mare verde-azzurro (di centrodestra), ma rivendica con orgoglio la sua diversità politica ed economica ed è diventata un punto di riferimento per chi non guarda con simpatia al Governo a trazione leghista-grillina. No, Milano non è andata alle urne, ci andrà tra tre anni.

Intanto mostra all’Italia e al mondo la sua crescita esponenziale, esplosa con la vetrina internazionale dell’Expo 2015, ma continuata anche negli anni successivi. La città degli affari è diventata una città d’arte e di turismo. Una metamorfosi che in pochi hanno previsto. Un risultato che è un combinato disposto di buona amministrazione pubblica e sviluppo economico in tempi di crisi. Ogni sindaco ha costruito un pezzo del «miracolo a Milano». Gabriele Albertini ha fatto cambiare il volto dello skyline con i grattacieli di Porta Nuova e CityLife, Letizia Moratti ha conquistato l’Expo, Giuliano Pisapia ha creato l’immagine di «Milano città aperta» e l’attuale primo cittadino Giuseppe Sala prima ha realizzato da commissario straordinario l’Esposizione universale tra mille difficoltà e ora si trova a gestire una città che va a una velocità completamente diversa da quella del Paese.

Milano corre, l’Italia sembra ferma. Un’impressione confermata anche dai dati dell’Osservatorio di Milano che saranno presentati oggi pomeriggio a Palazzo Marino dallo stesso Sala e dal presidente di Assolombarda Carlo Bonomi. Certo, le contraddizioni non mancano, come in tutte le grandi città. Le periferie non sono al livello del centro storico e il piano di riqualificazione delle case popolari non procede ancora spedito come vorrebbe Sala. La percezione di insicurezza è ancora alta in alcuni quartieri anche se il numero di reati è in calo. La gestione dell’immigrazione non è semplice neanche in una città tradizionalmente «col coeur in man», ma Sala non cede alla linea populista che ha portato al Governo il leader della Lega Matteo Salvini, milanese pure lui. Anzi sabato il Comune ha organizzato una tavolata multietnica al Parco Sempione per ribadire che l’accoglienza resta nel dna di Milano e Sala si è definito «l’anti-Salvini». Il «Modello Milano» è anche questo. Un modello sostenuto dall’arcivescovo Mario Delpini, che ha partecipato alla tavolata multietnica e ieri ha fatto divulgare un documento del Consiglio pastorale della Diocesi in cui compaiono queste domande: «Quello che succede nel Mediterraneo, in Italia e in Europa può lasciare indifferenti i cristiani? Possono coloro che partecipano alla Messa della domenica essere muti e sordi di fronte al dramma di tanti poveri, che sono, per i discepoli del Signore, fratelli e sorelle?». Ecco, in un momento in cui il Governo giallo-verde ferma i barconi dei migranti, Milano naviga controcorrente. È la via ambrosiana alla politica nazionale.