Paolo Romani  si aspettava una direzione Pd meno interlocutoria
Paolo Romani si aspettava una direzione Pd meno interlocutoria

Milano, 14 febbraio 2017 - Per Paolo Romani, capogruppo al Senato di Forza Italia, è stato un lunedì pomeriggio davanti al televisore, a studiare le mosse degli avversari. C’era attesa e curiosità per la direzione del Pd ma l’esito è stato piuttosto deludente, quasi da sbadigli. «Quella di Renzi – commenta Romani – mi è parsa una decisione sibillina. Non ha usato la parola dimissioni, ha detto che si è chiuso un ciclo ma ha lasciato ancora tutto da definire, si va al congresso in ordine sparso, insomma il Pd mi pare ancora in mezzo al guado».

Certamente il Pd oggi è un partito diviso ma sotto questo profilo, di questi tempi, anche il centrodestra non scherza. Dopo le ultime interviste, Berlusconi e Salvini non sono mai sembrati così lontani…
«Se guardiamo solo i toni di queste dichiarazioni posso anche darle ragione, ma in realtà, sulle questioni cruciali, il centrodestra la pensa allo stesso modo. Con toni diversi, ma allo stesso modo. Ad esempio sull’immigrazione, sia Berlusconi che Salvini sono d’accordo sul fatto che la questione può trovare una soluzione solo in un modo: non facendo partire i barconi dalle coste africane. E anche sull’Europa, Forza Italia e la Lega parlano con una voce sola, questa Europa non ci piace, non siamo affezionati a questa Europa, vogliamo cambiarla».

Però non sembra solo questione di toni. È un fatto che nel centrodestra ci siano due anime, una oltranzista e una moderata…
«Le posso garantire che noi di Forza Italia a destra non vediamo nemici».

Quindi ha senso parlare ancora di centrodestra come di una coalizione che alle prossime elezioni correrà per vincere?
«Certamente. In Italia c’è spazio per tre forze: centrodestra, centrosinistra e Cinquestelle. Non c’è spazio per una quarta proposta. E poi, scusi, ma lei dimentica che nelle amministrazioni locali il centrodestra funziona benissimo. Ad esempio, in Lombardia».

A proposito, se come sembra si voterà l’anno prossimo, ci sarebbe l’election day con le Regionali. Potrebbe essere un vantaggio per voi?
«Credo proprio di sì»

Lei ritiene che una coalizione di centrodestra possa puntare al 40 per cento?
«Sicuramente»

E la legge elettorale come dovrebbe cambiare?
«Noi siamo perché il premio di maggioranza venga assegnato non alla lista ma alla coalizione che superi il 40 per cento dei voti. In questo caso la legge sarebbe molto più rappresentativa».

Ma Parisi dice che l’alleanza con la Lega sarebbe un errore, non basta fare coalizioni per vincere, poi bisogna governare…
«Lasci perdere Parisi, ha scarsa esperienza di governo»

È vero che nell’ultimo miglio la Lega lo mollo’, altrimenti oggi sarebbe il sindaco di Milano del centrodestra?
«No. Negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale Parisi ha fatto di tutto e di piu’ per perdere le elezioni. E non mi faccia dire altro».

In questa coalizione di centrodestra potrebbe trovar posto anche Alfano?
«Alfano mi pare largamente improbabile. Ma l’auspicio è quello di allargare l’alleanza ad altre forze moderate che nulla hanno a che fare con la sinistra».

Chi sarà il vostro leader? Farete le primarie? O le considerate indigeste?
«Non sono mica obbligatorie. Se sono regolamentate per legge come in Francia, vanno bene anche a noi. Se sono fatte in maniera artigianale, le lasciamo ad altri. Io dico che un buon sistema per individuare il leader di una coalizione è vedere qual è il partito che prende più voti».

Salvini conta di prendere più voti di voi… Quindi…
«Staremo a vedere. E comunque mi pare un metodo più equo di primarie senza regole dove non si sa neppure chi va a votare…»

E a chi dice che è più probabile un governo Renzi-Berlusconi di un governo Berlusconi-Salvini lei cosa risponde?
«Guardi, prendo esempio dalla Germania. Schulz e Merkel sono in fortissima competizione elettorale fra loro. Ricordo sommessamente che sono in coalizione insieme».

Un’ultima domanda su Milano. Come le sembra che stia amministrando la città il sindaco Sala? Sembra che abbia una buona immagine.
«Sarà anche così ma quel che conta è che i problemi più gravi, quelli della sicurezza e dell’immigrazione non li ha affatto risolti. Sala è espressione del Pd, alzi la voce, si faccia sentire con il ministro Minniti (che peraltro sta facendo qualcosa di più dei predecessori) perché Milano non si può più permettere di ospitare altri immigrati, è satura. Non c’è bisogno di fare le barricate in strada ma è ora di dire basta».