Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Milano, 5 luglio 2020 - Quell’intervista andò in onda a reti quasi unificate, generando un mare di polemiche. L’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi comparve a stretto giro davanti alle telecamere di Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto, in piena campagna elettorale. Sì, perché le registrazioni dei colloqui col premier e leader del Popolo della Libertà dell’epoca andarono in onda la sera del 20 maggio 2011, cioè tra il primo turno (15-16 maggio) e il ballottaggio (29 maggio) delle Comunali che si chiusero con la vittoria di Giuliano Pisapia sul sindaco uscente Letizia Moratti.

La reazione dell’Authority per le garanzie nelle comunicazioni fu immediata: tre giorni dopo, furono comminate maxi multe a Rai spa (100mila al Tg2 e 258.230 euro al Tg1 per recidiva nella violazione della par condicio) e Rti Reti Televisive Italiane spa (100mila euro a Tg5 e Studio Aperto e 258.230 euro al Tg4). Il motivo? La sovraesposizione mediatica di Berlusconi, in violazione della par condicio, nella doppia veste di capo del Governo e capolista Pdl a Milano per far da traino a Moratti. Nove anni dopo, il Tar del Lazio ha annullato in gran parte quella stangata: con tre sentenze-fotocopia, i giudici hanno accolto i ricorsi presentati da Rti per Tg4, Tg5 e Studio Aperto (alt a 558.230 euro di sanzioni); stop pure al provvedimento con cui il 10 maggio 2011 l’Agcom ordinò a Tg1, Tg2, Tg3 e Rai News di riequilibrare l’informazione nelle ultime tre giornate di campagna elettorale (11, 12 e 13 maggio) e al contempo multò la Rai con 100mila euro. Nella sentenza sul Tg5, che prenderemo come esempio, il collegio presieduto da Vincenzo Blanda parte da un principio: la sanzione pecuniaria può essere comminata solo in caso di non adempimento a una precedente diffida sullo stesso argomento legato alla comunicazione politica.

Nel caso di specie, l’Agcom ha multato Rti sulla base di alcuni provvedimenti precedenti che sarebbero stati ignorati: dalla delibera di regolamentazione delle Comunali 2011 a quella che ha richiamato "tutti i telegiornali" al rispetto dei "principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste e i soggetti concorrenti". Per i giudici, però, quelle misure poco c’entravano con la sanzione irrogata per l’intervista a Berlusconi. Perché? Perché in un caso si parlava di "tempi di parola e notizia", mentre nell’altro di "intervista anomala". Tradotto: questioni diverse (seppur appartenenti allo stesso macrotema) da trattare in maniera separata. Conclusione: multe cancellate.