Ancelotti e Gattuso
Ancelotti e Gattuso

Milano, 22 agosto 2018 - Non sta nella pelle Rino Gattuso. Aspetta con ansia il debutto in campionato dei rossoneri dopo il rinvio forzato della gara contro il Genoa. È lunghissima la settimana che conduce a Napoli, dove sabato sera Ringhio sfiderà non solo i vicecampioni d’Italia (in casa dei partenopei gli ultimi anni sono sempre stati dolori per il Milan, anche se nella sua carriera da allenatore Gattuso mai ha perso contro gli azzurri, grazie al pareggio della passata stagione e ad un successo alla guida della Primavera); perché la squadra partenopea, da cinquanta giorni, è anche quella guidata dal vecchio amico Carlo Ancelotti, l’allenatore con cui Gattuso al Milan vinse praticamente tutto, a cominciare dall’ultima Champions, nel 2007. Insomma, l’allievo è pronto a sfidare il maestro cui è devoto come pochi, con cui ha vissuto gli anni più belli della carriera da calciatore. Strana coincidenza: tutto accade proprio ora che il Milan ha ritrovato una proprietà seria e dei dirigenti capaci. E poi c’è lui, “Ringhio”, allenatore carismatico, leader dello spogliatoio, da calciatore una volta e da allenatore adesso. È lui che trasmette tranquillità e motivazioni, che incita e consiglia. C’è voluto tempo, ma grazie all’aria nuova che si respira a Milanello i calciatori hanno ritrovato il senso di appartenenza alla maglia. Perciò, anche ieri, i tifosi hanno atteso la fine dell’allenamento per poi “soffocare” il tecnico con contagioso entusiasmo.

Tanta euforia può far solo bene ad un gruppo desideroso di tornare ad affacciarsi dal balcone della nobiltà. Ecco perché, mentre il vice Gigi Riccio che gli fa da autista è pronto ad ingranare la marcia più alta, Rino si fa passare cellulari, maneggia pennarelli, prende maglie e palloni. Dispensa selfie e autografi, magari semplici sorrisi. Ancora una firma, poi una foto che sembra l’ultima ma l’ultima non è e solo dopo aver “accontentato” tutti i fan Gattuso fa cenno al suo collaboratore: si può partire. I suoi dubbi (ammesso che li abbia) se li porta a casa, dove deciderà chi far giocare fra Donnarumma e Reina, o chi mettere al fianco di Romagnoli fra Musacchio e Caldara e chi schierare al posto dello squalificato Calhanoglu. Il pensiero è da giorni al San Paolo. Alla sfida col “maestro”, al desiderio di strappare già punti pesanti. Gattuso il leader, Gattuso il motivatore, Gattuso il capopopolo. L’allenatore è ottimista ma non fa proclami, perché sa bene che spesso la parola illusioni fa rima con delusioni. Che contano solo i risultati. Che l’ombra di Conte ogni tanto riappare in Casa Milan. Ma chissenefrega.

All’orizzonte c’è Ancelotti, stimolo migliore non ci poteva essere per un decollo che comunque, non potrà essere a fari spenti. Rino e Carletto molte cose hanno in comune: corse, grinta e stesso ardore da calciatori, ed ora la grande capacità nel saper preparare le partite dal punto di vista tattico e della gestione del gruppo. I due hanno convissuto otto stagioni nelMilan che ha segnato la storia del calcio mondiale, si conoscono benissimo ma soprattutto si stimano. E Gattuso vorrebbe ripetere la prodezza di Ancelotti datata 21 dicembre 1996: il tecnico emiliano arrivò a San Siro con il Parma messo male in classifica per affrontare i rossoneri guidati da Sacchi: l’allievo Carletto diede una lezione al maestro Arrigo, e vinse grazie al gol di Stanic. Quel che si augura adesso Ringhio: andare al San Paolo e fare “marameo” al suo mentore. Per ripercorrerne le orme.