Yonghong Li
Yonghong Li

Milano, 26 marzo 2018 - Il Milan è in vendita. O, per meglio dire, è offerto in giro per il mondo, nei salotti buoni, quelli dell'alta finanza e dei ricchi magnati di petrolio e gas. Stanze dove si sorseggiano costosi whisky e si fumano sigari d'importazione. Se Yonghong Li - riferiscono fonti rossonere - pare pronto a onorare la prima rata da 10 milioni dell'aumento di capitale di 37,4 (da completare entro fine giugno), ecco che Elliott - che ha in pegno il 99.93% delle quote e agisce già come commissario - si sta muovendo con largo anticipo - a 7 mesi dalla scadenza del debito di 303 milioni - per trovare un acquirente e sigillare un nuovo passaggio di proprietà. Il Milan - si mormora - ha già un prezzo d'asta di riferimento: 450 milioni di euro.

Problemi e indagini. L'ipotesi rifinanziamento infatti appare sempre più improbabile ad ogni ora che passa, con i viaggi in Europa di Fassone e del suo staff che non producono risultati: alle ormai annose difficoltà per le scarse garanzie patrimoniali offerte da Yonghong Li (ma dalla Cina rimbalza la voce - al momento senza riscontri - che la moglie, Miss Huang, sia una rampolla di una delle più importanti famiglie di Guangdong), ora si aggiunge quel fascicolo presente alla Procura di Milano, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Un fascicolo che potrebbe allontanare ulteriormente quei già pochi interessi mostrati all'advisor Merrill Lynch, alla disperata ricerca di rifinanziare l'intero debito. Quale soggetto finanziario infatti sarebbe disposto ad entrare in un affare ad alto rischio e da 500 milioni di euro (270 per il Milan, 230 per la Rossoneri Sport) con in più un'eventuale indagine per “riciclaggio” in corso Se quindi l'operazione rifinanziamento non dovesse andare a buon fine, Elliott non vuole farsi trovare impreparata e ritrovarsi a carico un asset che brucia 6 milioni di euro al mese: il fondo americano vuole sì tenere alto il valore del club - per questo si farà garante di fronte alla Uefa per il Settlement Agreement - ma non ha intenzione di gestire economicamente la società per più di qualche mese. Una “proprietà-ponte” aspettando qualcuno che rilevi oneri e onori.

Alla finestra. Russi, arabi e americani attendono con pazienza. Se infatti la situazione dovesse precipitare, qualora Li non riuscisse ad adempiere ai propri doveri ordinari, il Milan potrebbe essere ceduto addirittura prima della scadenza del prestito con Elliott (fine ottobre) perché sarebbe riscattato in anticipo dallo stesso fondo. Smentite di facciata a parte, più che un pensiero al Milan è stato fatto da Alisher Usmanov e Dmitrij Rybolovlev. Con un doppio retroscena: Usmanov - azionista di minoranza dell'Arsenal - sarebbe infatti in rotta con la Premier League a causa delle tensioni registrate nelle ultime settimane tra Inghilterra e Russia (il Governo della Regina starebbe studiando sanzioni contro gli oligarchi russi che possiedono quote dei club inglesi) e avrebbe pensato di spostare la sua sete di sport in Italia. Rybolovlev (patron del Monaco) invece sarebbe stato contattato direttamente da Jorge Mendes: il potente procuratore vorrebbe utilizzare il Milan come palcoscenico dei propri assistiti d'élite.

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