Gonzalo Higuain
Gonzalo Higuain

Milano, 16 gennaio 2019 - La verità dopo il tramonto. Nella lontana Gedda, dove il clan rossonero ribadisce in coro «un’accoglienza da 10 e lode», il Milan va a caccia di un trofeo che i ‘bookmakers’ hanno già consegnato alla Juventus. Eppure «le sensazioni sono positive - fa sapere capitan Romagnoli . I bianconeri da anni dominano in Italia ma in una partita secca si possono battere. Ci siamo già riusciti a Doha...». E anche Rino Gattuso, che di finali contro i sabaudi ne ha giocate parecchie, sa bene che nel calcio nulla c’è di scontato: «Lasciamo stare le mie finali con la Juve da calciatore, le sentivo più allora che oggi da allenatore. Queste partite ci possono far crescere, ci fanno bene e nel calcio non vince sempre il più forte».

Tutto vero. Perché in certe gare non conta solo la tecnica ma anche la testa. E allora ogni discorso vira dritto su Gonzalo Higuain, uno dei grandi ex. Dalla Juventus alla... Juventus, verrebbe da dire. Perché se è vero che la crisi dell’argentino cominciò circa due mesi fa, proprio nel faccia a faccia contro i bianconeri (rigore sbagliato e sceneggiata finale con tanto di espulsione), quella di ogi pomeriggio è una sorta di prova del riscatto il Pipita. Che deve dimostare di aver fame, ma soprattutto di aver voglia di restare al Milan. Le telefonate con Sarri sono diventate frequenti e fastidiose alle orecchie della dirigenza rossonera, ma l’allenatore è il primo a scommettere sul proprio attaccante: «Higuain non mi ha mai detto di voler andare via, lo aspetto. L’ho visto allenarsi bene, se gioca è perché lo vedo dentro al progetto. O è un bravo attore e mi prende in giro oppure davvero ha la testa giusta», dice Ringhio in risposta a chi ipotizzava Higuain addirittura in panchina.

Chissà, un gol alla sua ex squadra e magari una prestazione di spessore potrebbero essere la giusta medicina per far passare il ‘mal di pancia’ all’argentino, ma almeno fino a stasera nessuno vuol sentir parlare di divorzio fra le parti. C’è la partita prima di tutto («Vorrei rivedere il Milan che giocò bene a Torino con la Juve un anno fa, anche se perdemmo con qualche errore. Ma lo spirito era quello giusto», sottolinea Gattuso), e il gruppo deve sentirsi coinvolto in ogni suo elemento. Il tecnico si sofferma su altri due possibili protagonisti: «Paquetà sta bene. Già con la Samp ha fatto vedere cose importanti e ha grandi margini di miglioramento. Vediamo se partirà dal 1’. Cutrone? Ha sempre il fuoco dentro e quando entra a gara in corso ci fa fare il salto di qualità». Chiosa finale sul pericolo numero uno, quel Ronaldo che Romagnoli e soci da giorni stanno studiando: «Era già un campione, ma faceva molto show – dice il capitano rossonero –. Oggi è una macchina perfetta, più invecchia più migliora».