Milano, 2 settembre 2018 - Cutrone risolve, Higuain illumina. Alla prima casalinga dei rossoneri, l’argentino lascia tutti a bocca aperta. Non come a fine aprile contro l’Inter, quando segnò il gol che probabilmente mise la parola fine al campionato, ma con un assist, che è valso comunque tre punti pesanti alla sua nuova causa.

Contro la Roma, venerdì sera, non è stato solo il numero 9 che al Milan manca da tanto tempo: si è sacrificato, ha fatto salire la squadra per 90’, ha dialogato a meraviglia coi compagni (ha servito tre assist, facendosi superare solo da Calhanoglu) e ha cercato - e trovato - un gol annullato dal Var per fuorigioco. MA è al 94'’, che ha fatto la magia, quando con la lucidità del vero fuoriclasse, ha confezionato a Cutrone una palla da tre punti. Cutrone, il giovane milanista che tre anni fa, in ritiro a Coverciano con l’Under 17, non perse l’occasione di farsi un selfie con il Pipita e postarlo sul suo profilo Instagram con l’hashtag “Fenomeno”. Come dargli torto a Cutrone: tutto ciò che tocca, Gonzalo, diventa oro. Sotto porta, ma anche nell’inedito ruolo di regista offensivo, in cui Allegri è riuscito a trasformarlo e che oggi rappresenta una carta in più per Gattuso. Higuain ora si abbassa, recupera palloni e decide come e quando distribuirli ai compagni. Sarà lui a raccogliere l’eredita della maglia numero 9 rossonera, vittima di un incantesimo da quando la tolse Pippo Inzaghi.

E sarà lui il nuovo idolo dei tifosi del Milan. Per rendersene conto è bastato farsi assordare dal boato esploso al “Per la prima volta in maglia rossonera, Gonzalo Higuain” scandito dallo speaker. Prima volta in maglia rossonera, prima volta al gol, anche se per qualche minuto prima dell’intervento dell’arbitro, e prima volta della panchina rossonera che si alza ad abbracciarlo dopo l’assist a Cutrone che vale la vittoria. È già milanista Higuain, aiutato dai coIl boatompagni e soprattutto da Gattuso. Ènella grinta dell’allenatore del Milan la chiave di lettura della vittoria contro i giallorossi: è lui che ha saputo trasformare la squadra in un gruppo, che li ha abituati a parlare chiaro e che gli dà ogni giorno stimoli nuovi. Nel post partita, venerdì sera, ha spiegato come i ragazzi stiano imparando a conoscersi dentro e fuori dal campo: «Qualche giorno fa, dopo gli allenamenti, sono andati a pranzo tutti insieme. Mica gliel’ho detto io!». Non gliel'ha certamente imposto Gattuso, ma la carica di “Ringhio”, il senso di appartenenza che trasmette e il giusto modo di comunicare, farà la differenza. Per questo non stupisce l’immagine della squadra che al fischio finale di Milan - Roma esplode di gioia, invade il campo e si fonde in un unicum con il pubblico. Che in quei 95’ ha visto trionfare il gruppo, l’allenatore, e un numero 9 che ha promesso di dare al Milan tutto ciò che serve per tornare dove le spetta: tra le grandi.