Milano, 29 giugno 2018 - Dal colpo Bonucci e la frenesia del mercato tanto al chilo, alla scommessa Halilovic - da enfant prodige a flop giramondo - e le vacche magre. Il Milan pare essere tornato indietro nel tempo. Si valutano affari low cost, si corre dietro ai parametri zero (Strinic e Reina) e per comprare bisogna prima vendere.

Che non sarebbe stato una sessione scoppiettante era chiaro da tempo, complici le difficoltà societarie e l’esclusione dalle coppe, ma Gattuso era stato chiaro: servono una mezzala, un esterno e una centravanti. Halilovic copre il vuoto a centrocampo: ha sostenuto con un blitz le visite mediche e ora si tratta sul trasferimento, l’agente cerca di liberarlo a zero per agevolare la firma su un triennale. Per l’ala il nome caldo è sempre Callejon, ma serve cedere Suso: lo spagnolo è stato offerto al Real ma sembra una strategia per invogliare l’Atletico all’affondo decisivo. L’attacco resta un rebus: prima di pensare ai nomi (Morata e Falcao) è necessario capire cosa accadrà ai tre nomi in uscita. Ne partiranno solo due e Bacca è stato chiaro: non vuole tornare al Milan, vuole il Villarreal, che potrebbe dare come contropartita Samu Castillejo (esterno mancino, gradito a Mirabelli). Silva ha la fila dei potenziali acquirenti, tutte società in cui Mendes è ben potente: Wolverhampton, Monaco su tutte. E poi c’è Kalinic: è il più probabile che resti perché la traumatica cacciata dalla Croazia non ha certo scatenato un’asta e chi è interessato (Spartak Mosca e club di Bundesliga) non pare avere il gradimento dell’attaccante. Ma prioritario per il Milan resta evitare l’esodo dei big: la dirigenza giura che non avverrà ma qualcuno potrebbe anche chiedere di fare i bagagli.