Gattuso
Gattuso

Milano, 27 dicembre 2018 - Da possibile gara del riscatto ad ennesima figuraccia, a conferma di una crisi che potrebbe avere il suo epilogo già dopodomani con l’esonero, che appare ormai ad un passo, di un Gattuso allo sbando. Lo 0-0 di Frosinone certifica il momento delicato di questo Milan, incapace di segnare e vincere ormai da un mese (l’ultima volta era il 2 dicembre, Milan-Parma 2-1) al quale serve una decisa scossa per invertire la rotta. Anche perché la classifica, cortissima, ora vede i rossoneri distanti tre punti dal quarto posto e con altrettanti di vantaggio addirittura dall’undicesima piazza. Quando ci sono più problemi che soluzioni, la via d’uscita più semplice è l’esonero del tecnico.

Il Milan che ha regalato il primo tempo al Frosinone e che nel secondo ha rischiato di vincere quanto di perdere, non è piaciuto alla dirigenza rossonera, presente con Leonardo e Maldini in tribuna allo Stirpe. E il lungo conciliabolo a tre al termine della sfida ha, di fatto, sancito quanto già era nell’aria: fiducia a Gattuso fino alla sfida controla Spal, un match assolutamente da vincere. In caso contrario il tecnico pagherà per tutti. Il vero problema, semmai, è chiedersi se un cambio in panchina possa davvero essere la cosa giusta da fare. Perché i tanti infortuni hanno depauperato una rosa che, fintanto che è rimasta integra (o quasi) ha dimostrato di poter reggere il confronto. Il mercato di gennaio del Milan, stante ai rumors, sarà numericamente e qualitativamente importante (si parla di Rushford e Milinkovic-Savic come primi nomi in entrata) e questo potrà di certo aiutare il tecnico, sia esso Gattuso o meno.

I nomi che circolano sono sempre gli stessi: da Wenger (difficile che possa accettare un ruolo «solo» da allenatore però) a Donadoni e De Biasi. Quest’ultimo, fermo da novembre scorso, è visto come il traghettatore ideale per il grande colpo estivo, Antonio Conte: «È stato un primo tempo imbarazzante - l’ammissione di Gattuso - il mio futuro? Non posso essere tranquillo, ma se la squadra mi remava contro, non sarei stato qua. Sono il primo responsabile di questa barca, le responsabilità sono tutte mie». Al tecnico viene contestato l’atteggiamento di una squadra che, nell’ultimo mese, è parsa senza idee e carattere. Colpa anche dei singoli (ieri si sono salvati solo Donnarumma e Bakayoko), con in cima quel Gonzalo Higuain totalmente abulico. Per un attacco rossonero che non segna da quattro gare: non succedeva dal 1984, quando in panchina c’era Liedholm e in attacco Hateley. Non Higuain, uno che in Serie A ha già segnato 116 gol. Ma che da quel rigore sbagliato contro la Juventus l’11 novembre scorso non si è più ripreso.