Paul Singer (LaPresse)
Paul Singer (LaPresse)

Milano, 12 luglio 2018 - La svolta è arrivata ed è stata meno fragorosa del previsto. Ma ha avuto effetti immediati, e questo non può che far bene al Milan dopo mesi di angoscianti silenzi e forti dubbi. La (fallimentare) gestione cinese è giunta al capolinea, ora ci sono gli americani al timone del club. Il siluramento della vecchia proprietà, inadempiente per il mancato aumento di capitale (è stato necessario l’intervento di Elliott), era inevitabile ma è stato solo il primo passo del fondo statunitense: oggi alle 16.30 si terrà un Cda che dovrà convocare per il 21 luglio l’assemblea dei soci. Sarà quella l’occasione per formare un nuovo consiglio d’amministrazione: out i quattro membri cinesi, al loro posto ci sarà l’ingresso di quattro persone dell’area Elliott. Si sussurra pure che sempre il 21 (il giorno prima della partenza della squadra per gli Stati Uniti) potrebbero esserci ulteriori cambi di poltrone riguardanti l’ad Fassone (non escluso il ritorno di Gandini affiancato da Albertini) che ieri era a Londra per incontrare i nuovi padroni, e il ds Mirabelli (piace Giuntoli). Mentre Paolo Scaroni (uomo vicino a Berlusconi) è il candidato numero uno per diventare il nuovo presidente del Milan.

L’alternativa è Gordon Singer, figlio di Paul, fondatore di Elliott. Da definire la posizione di Paolo Maldini. Al di là di comprensibili cambiamenti nel management del club, c’è da capire quello che sarà il “piano industriale“ di Elliott. Vero, come annunciato nel comunicato di martedì sera il primo obiettivo del fondo americano è ridare stabilità finanziaria al club ed in tal senso, l’essere subentrati a Yonghong Li vuol dire aver azzerato i debiti. Nelle prossime ore, poi, verranno versati ulteriori 50 milioni di equity per la gestione del club, operazione fondamentale per stabilizzare le finanze. Attenzione però: Elliott è certamente ricco, ma è pur sempre un fondo d’investimento. Per Singer valorizzare il Milan non significa dover o voler spendere cifre folli, ma semplicemente gestire il club con il buon senso, evitando perdite pesanti nei bilanci. Dunque strategie e politiche economiche opposte rispetto a quelle dei cinesi.

Le nuove ricapitalizzazioni saranno viste di buon occhio dall’Uefa perché questo Milan rispetterà le regole del fair play finanziario (a proposito, il prossimo 19 luglio davanti al Tas di Losanna si presenteranno Paul Singer e Fassone con la speranza di ribaltare la sentenza Uefa che esclude il Milan dalla prossima Europa League) e non rischierà più in futuro di essere bocciato dall’organismo europeo. Insomma, Elliott prende una società in difficoltà per un medio periodo (uno, due, forse cinque anni), cercherà di strutturarla al meglio per poi metterla sul mercato. Nel frattempo Riccardo Silva, affermato manager milanese (nel campo dei diritti tv) potrebbe entrare nel club con una quota fra il 10 e il 20%. Con la famiglia Ricketts proprietaria dei Chicago Cubs di baseball e Stephen Ross, boss dei Miami Dolphins, alla finestra...