Milano, 28 agosto 2018 - Non c'è tempo per giovani tormenti, incertezze e psicodrammi. Anche quando il protagonista è un patrimonio del club. Il Milan vuole tornare protagonista e ha bisogno della rinascita sportiva di Gigio Donnarumma, che contro il Napoli è ricaduto in quel vortice d’insicurezza chel’ha accompagnato per parte della scorsa stagione. E pensare che, per 50 minuti, la gara del Milan al San Paolo era stata pressoché perfetta. Poi il blackout, complice un palese calo mentale di tutto il gruppo: «Lavoriamo sulla testa e cerchiamo di stare in campo continuando a fare le nostre cose anche dopo un errore». Una frase, quella di ieri di Gattuso a Milan TV, rivolta indirettamente a Donnarumma: al quale, in questo momento, il dualismo con Pepe Reina non sembra giovare. Anzi, al contrario ne aumenta le incertezze: «Ma se riesce a fare copia e incolla di Reina, per come interpreta il ruolo anche nello spogliatoio, può diventare il numero uno al mondo», aveva ricordato alla vigilia della sfida contro il Napoli Gattuso.

Qualcosa è andato storto e mai come in questo momento il giovane campano è sotto osservazione: il dualismo con lo spagnolo è destinato a riproporsi nel corso della stagione e questo nonostantela decisione della società, in accordo con Gattuso, di affidare a lui il ruolo di titolare in campionato. Le gerarchie potrebbero cambiare senza un cambio di rotta; magari non dalla sfida di venerdì con la Roma, ma sicuramente nell’immediato futuro. Il gioco di Gattuso prevede un portiere che sia abile a giocare anche con i piedi e il cambio del preparatore avvenuto ancora in epoca mirabelliana (da Alfredo Magni, considerato il nume tutelare di Gigio, a Valerio Fiori) al momento non ha sortito effetti. Non gli si possono addossare tutte le colpe della rimonta del Napoli, ma è innegabile che qualche errore è stato commesso.

L'incontro di giovedì a Casa Milan tra Donnarumma, Enzo Raiola, Leonardo e Maldini è servito per rasserenare il ragazzo, ma si è parlato anche del suo futuro: a distanza di un anno pesa ancora come un macigno l’errore di valutazione della vecchia dirigenza, ds Mirabelli in primis,lasciato ora in eredita a Leonardo, Maldini e Gattuso. La gestione dei portieri è uno dei casi più spinosi: chissà che la cessione di Donnarumma, che non si è materializzata in quest’estate turbolenta per i colori rossoneri, non possa concretizzarsi a breve. Prima, però, serve che Donnarumma torni ad essere il vero Donnarumma. Per il bene di tutti, compresele casse della società.