Milano, 18 agosto 2018 - Il Comune denominatore per i tre giocatori del Milan presentati ieri è la felicità per un salto di carriera che coinvolge Diego Laxalt, Samu Castillejo e Tiémoué Bakayoko. Solo il francese giocava già in una squadra dalla caratura europea in qualche modo avvicinabile a quella dei rossoneri (almeno negli ultimi anni) ma anche per lui quella del Diavolo è una tappa fondamentale. Un viaggio verso il possibile riscatto, dopo un’annata di difficoltà al Chelsea, alla corte di Antonio Conte. «Il fatto di aver lavorato con lui - dice il francese - mi aiuterà sicuramente a capire meglio il campionato italiano. In questi giorni ho avuto modo di conoscere Gattuso e trovo delle similitudini tra lui e Conte. Entrambi hanno grande determinazione».

Secondo quanto trapelato dalle stanze di Milanello, al tecnico rossonero sarebbe piaciuta molto l’idea di avere con sé un giocatore che nella stagione conclusa a maggio non è riuscito a ripetere quanto mostrato al Monaco, ma che proprio nel Principato aveva stupito per qualità fisiche e personalità. Dovesse tornare a quei livelli, il Milan avrebbe trovato un elemento in grado di fare la differenza. «Io sono comunque soddisfatto di quanto fatto in Premier League - dice ancora Bakayoko - Ho giocato diverse partite e fatto esperienza in un nuovo campionato. Ora sono motivato per questa nuova avventura, la considero un passo in avanti». C’è chi in questo ragazzone di 24 anni (compiuti ieri con tanto di torta portata a fine conferenza dal nuovo compagno di squadra Laxalt) vede qualcosa di Marcel Desailly. Un paragone importante, in particolar modo per chi è nato in Francia e arriva al Milan, dove l’ex difensore e centrocampista ha lasciato una traccia molto importante. «Spero di avere lo stesso successo che ha avuto lui e di poter lasciare un’impronta», conferma mentre sfocia in un sorriso quasi di imbarazzo per una comparazione con un giocatore che ha fatto storia quando Bakayoko era ancora un bambino.

Pochi giorni dopo lo sbarco a Milano di Bakayoko, domenica scorsa, alla truppa guidata da Gattuso si sono aggiunti anche Diego Laxalt e Samu Castillejo. La particolarità nella storia dell’uruguaiano è che a portarlo in Italia, nel lontano 2013, è stata l’altra squadra di Milano. I rivali dell’Inter lo strapparono infatti al Defensor Sporting, squadra della terra natia dell’esterno sudamericano, quando aveva appena compiuto 20 anni. Da lì un girovagare tra Empoli e Genoa, tante voci di mercato (anche quest’estate) riguardanti formazioni italiane e straniere e un passaggio allo Zenit San Pietroburgo stoppato all’ultimo momento proprio per l’accelerazione del Milan. «Rispetto tutte le mie esperienze fatte in passato - dice Laxalt pensando all’arrivo in Italia grazie all’Inter - perché sono quelle che hanno fatto sì che io sia qui in questo momento. Oggi sono molto contento di essere in questo club e voglio dare il massimo per vincere, anche nel prossimo derby». Laxalt racconta in conferenza di aver vissuto «una settimana speciale» a livello sportivo, funestata dalle tristi notizie arrivate dalla Genova in cui ha giocato e vissuto fino a pochi giorni fa. «Un evento che ha lasciato grande tristezza in tutti», dice ancora Laxalt. In ultimo, durante la presentazione, non è mancato un riferimento a un punto di contatto con la storia del Milan: il ct che lo ha portato al Mondiale con l’Uruguay, infatti, è il “maestro” Oscar Washington Tabarez. «Non ho avuto modo di sentirlo ma lo farò sicuramente», risponde l’esterno.

Nuova esperienza al Milan anche per Samu Castillejo, 23 anni, fra le ultime tre in ordine cronologico la trattativa più complicata. Uno scambio con Carlos Bacca, fortemente voluto dal Villarreal così come l’esterno spagnolo è stato inseguito a lungo dai rossoneri. La società era ed è convinta che mancasse un esterno offensivo per ultimare la rosa e ha trovato nel filiforme iberico il tassello in grado di garantire la qualità in grado di aiutare il gruppo. «Ringrazio per la fiducia riposta, so che non è stato facile per la società - dice proprio Castillejo - Ho visto San Siro quando avevo 12 anni ed è ancora un ricordo bellissimo per me, che da piccolo vedevo spesso il campionato italiano». Proprio un italiano, Daniele Bonera, dal 2015 al Villarreal ma per nove anni al Milan, ha avuto modo di dialogare con Castillejo di quel che lo attende nel nuovo corso. «Mi ha parlato benissimo dell’ambiente, della città, del club - aggiunge lo spagnolo - Spero davvero possa essere un’esperienza molto gratificante per me. Ho scelto la numero 7, so che l’hanno indossata grandi campioni qui. Mi piaceva ed era libera». Semplice, efficace. Come si augurano i tifosi che possa essere in campo.