Milano, 4 settembre 2018 - Gennaro Gattuso l’ha annunciato, visibilmente soddisfatto: a breve l’importanza della panchina lunga sarà decisiva per le sorti del suo Milan. Che l’anno scorso ha patito molto il fatto di non poter avere dei ricambi all’altezza, dovendo di fatto giocare quasi sempre con la stessa formazione. Ma quest’anno, visto anche il grande lavoro portato avanti da Leonardo, le alternative non mancano.

Contro Napoli e Roma, però, in campo sono andati tutti giocatori appartenenti alla vecchia guardia, eccezion fatta per Higuain e qualche nuovo innesto entrato in campo però solo a gara in corso: «Ma alla ripresa vedrete - ha tenuto a precisare Gattuso - dopo la sfida con il Cagliari si comincerà a giocare ogni 3-4 giorni. Ed è lì che servirà l’aiuto di tutti». Oggi la squadra riprende gli allenamenti senza gli 11 giocatori impegnati con le rispettive nazionali ma l’obiettivo è chiaro: «Dobbiamo mettere in condizione tutti di esprimersi al meglio e non di andare allo sbaraglio, come successo a Bakayoko a Napoli, dove la responsabilità fu mia». Il monito del tecnico calabrese, nel post partita della sfida vinta a San Siro 2-1 contro la Roma, dove divenire un mantra da qui ai prossimi giorni: perché al ritorno dalle nazionali riprenderà il campionato, ma inizierà anche il girone di Europa League e, a dicembre, entrerà in scena anche la Coppa Italia. Il primo impegno di Gattuso sarà dunque quello soprattutto di auto convincersi delle qualità dei nuovi arrivati: «Oggi l’affidabilità della vecchia guardia mi fa stare tranquillo, perché conoscono bene quello che voglio». La frase del tecnico non pare aprire spiragli futuri, ma di certo Laxalt e Castillejo, ad esempio, nella sfida contro la Roma hanno dimostrato di poter interagire molto bene negli schemi tecnico tattici di Gattuso; ci vorrà tempo, ma sicuramente tutti avranno modo di potersi ritagliare lo spazio necessario.

Primo fra tutti  quel Mattia Caldara arrivato per 35 milioni di euro nello scambio alla pari con Bonucci ma che ancora non ha giocato nemmeno un minuto con la maglia del Milan: «Se ne ho voluti 22 di giocatori un motivo c’è», la chiosa finale di Gattuso. Che si ritrova, ultima tra le spine di questa rosa, a dover gestire anche Patrick Cutrone. Il quale, da fantasma vivente all’ombra di Higuain, nella sfida contro la Roma si è travestito da perfetto partner d’attacco. Ma forse per questo di tempo ne servirà molto di più.