Walter Zenga
Walter Zenga

Milano, 28 aprile 2020 - Il regalo per i sessant'anni se lo è fatto con un paio di mesi d'anticipo: tornare su una panchina di Serie A. Nell'anno bisesto, però, Walter Zenga non ha considerato l'aspetto funesto di un'epidemia che ha procurato centinaia di morti e negato a lui la possibilità di sedersi anche solo una volta sulla panchina dei sardi.

Con la personalità che mai gli è mancata, il tecnico ha caldeggiato il ritorno in campo della Serie A in più interventi. «Le vacanze? Chissenefrega, giochiamo quattordici mesi di fila e poi si va all'Europeo». L'esser diretto è stato sempre un tratto distintivo. Esplosivo tra i pali come nelle dichiarazioni, senza peli sulla lingua e capace di assumersi onori e oneri dell'essere Walter Zenga, uno dei migliori portieri al mondo nella sua epoca. Un ragazzo partito dalla Curva Nord che qualche anno dopo aver cominciato a frequentare gli ambienti ultras si è ritrovato qualche metro più in giù rispetto alle tribune del Meazza, tra il verde del campo ad esaltare i suoi vecchi compagni di tifo. Mica facile, per uno che all'Inter tiene così tanto, raccogliere l'eredità di un  ammasantissima come Ivano Bordon e attraversare dodici anni di vita nerazzurra sulla cresta dell'onda. Sarebbero stati anche di più, ma proprio come con Bordon qualcuno decise per lui che era tempo di lasciare e il destino fu il medesimo: la Sampdoria, gli ultimi anni di carriera.

A Zenga non sono mancati i motivi di soddisfazione: lo scudetto dei record 1989, due Coppe Uefa ('91 e '94, la seconda conquistata con la sua ultima partita da interista respingendo da campione ogni tentativo del Salisburgo), una Supercoppa Italiana. In Nazionale, un terzo posto ai Mondiali 1990, quelli di casa, con il rammarico di una maldestra uscita su Caniggia contro l'Argentina costata il pari e la successiva eliminazione ai rigori. Resta quella la delusione più grande, insieme al non aver tratto vantaggio da una serie di positive esperienze all'estero e parzialmente in Italia per convincere chi di dovere che un'opportunità sulla panchina interista l'avrebbe meritata. A San Siro è tornato da avversario, con Palermo e Catania. Magari gli ricapiterà con il Cagliari. Ad oggi, la sua esperienza in nerazzurro senza i guantoni si riduce a qualche mese da uomo immagine una ventina d'anni fa. Forse per scaramanzia, nelle ultime dichiarazioni Zenga ha glissato sull'argomento di un futuro matrimonio. In cuor suo, “l'Uomo Ragno” spera ancora di potersi aggrappare all'occasione della vita.