Milano, 27 agosto 2018 - “Corri e lotta”. Con questo imperativo, ieri sera, la curva dell’Inter ha accolto la squadra alla prima partita casalinga della stagione. E poi lo striscione, chiaro: “Promesse mantenute, richieste tutte rispettate, mister e giocatori, no scuse, no parole, testa bassa e vincere”. Sembrava che l’invito fosse stato recepito dai veterani e soprattutto dai nuovi innesti, che sin dai primi minuti, avendo gli occhi di tutti addosso, si sono mossi con la sintonia di un’orchestra. Lo dimostravano gli applausi che collezionava Asamoah solo nella prima mezz’ora di gara: il ghanese percorreva chilometri e non rallentava mai. Ad ogni pallone che toccava, il pubblico esultava. Lo dimostrava Politano, che da incubo neroverde (fu suo il primo dei due gol che costarono un’amara sconfitta alla penultima di campionato contro il Sassuolo) si è presentato con la cattiveria giusta al suo nuovo pubblico. Che per quel gol di maggio, lo ha perdonato poco dopo la mezz’ora, quando ha trasformato una punizione da fuori area nell’assist per il 2-0 di De Vrij. De Vrij, l’ennesimo sì al mercato estivo dell’Inter. L’esordio in nerazzurro, dopo il passo falso dell’Inter alla prima giornata, chiarisce le qualità del giocatore: nella prima si fa trovare, accanto a Skriniar, ordinato, preciso e puntuale negli interventi. Poi, non sazio, si prende gli applausi per il gol. L’Inter ha preso il difensore più prolifico della scorsa stagione e uno dei migliori in assoluto. Lo sa la dirigenza e lo sa il pubblico, almeno fino al 2-2 del Toro.

Meno luminoso fin dall’inizio invece l’esordio di Vrsaljko: il terzino arrivato in prestito dall’Atletico Madrid sembra dover trovare ancora la sua dimensione e pecca di imprecisione nel servire i compagni. Ma non importa, perché nel primo tempo, il pubblico ha apprezzato gioco e risultato. Poi nella ripresa il patatrac: dagli applausi si èpassati ai mugugni, fino ai fischi del novantesimo. Tanta, troppa delusione. A salvarsi solo la società perché tutti sanno che ha operato bene sul mercato, sanno che il progetto è serio, sono consapevoli che per giocare tre competizioni, servirà il massimo dell’impegno da parte di tutti. Ora la squadra c’è, e nelpre-partita ne era convinto in primis il direttore sportivo Piero Ausilio, che ai microfoni di Sky aveva parlato così di mercato: «Siamo contenti di aver allestito una squadra competitiva. Domenica scorsa è stato un infortunio ci può stare ma non viene messa in discussione l’ambizione e la qualità della squadra e della società. Noi siamo contenti della squadra che è stata fatta, abbiamo cercato di portare dentro quello che ci mancava i termini di esperienze ed imprevedibilità. Penso che oggi la squadra sia completa». Purtroppo non poteva prevedere ciò che sarebbe successo dopo. 

In realtà Spalletti (che ha annullato il giorno di riposo previsto per oggi) ha ciò che gli serve in quasi tutti i ruoli, in campo, in panchina… ma questo non basta a spiegare l’incredibile metamorfosi di ieri: «Diventa difficile andare a spiegare il motivo del calo nella ripresa, perché una palla buttata da 40 metri dove si scatta in ritardo, non si legge bene e sembra si rimanga sorpresi. Non si dà la considerazione corretta alla palla: non c’è altra spiegazione». Sul calo del secondo tempo: «Non è stata corretta la risposta alle pressioni: abbiamo preso un gol difficile da spiegare, dove la colpa è di tutti e non solo di Handanovic, poi è chiaro che nella testa ti rimane quella leggerezza e per quella che è la realtà della squadra iniziano ad esserci delle pressioni».

Focus sulle ambizioni stagionali: «Vincere tutte le partite diventa difficile per quella che è la nostra provenienza: bisogna fare ancora dei passi in avanti. Possiamo diventare l’anti-Juve, ma prima dobbiamo recuperare 20 punti sul Napoli e se giochiamo così siamo l’anti-nessuno: abbiamo fatto un gran mercato, l’anno scorso avevamo quindici elementi e quest’anno ne abbiamo venti. Questo dà alcuni vantaggi. Un solo punto in due partite? A Sassuolo abbiamo sbagliato l’approccio. Stasera abbiamo preso un gol banale e poi ci siamo un pochettino persi dietro questa rete subita».