Mauro Icardi e Luciano Spalletti (Ansa)
Mauro Icardi e Luciano Spalletti (Ansa)

Milano, 11 febbraio 2019 - Luciano Spalletti ha scelto di schierarsi. Apertamente, senza giri di parole, lasciando una patata bollente alla dirigenza dell’Inter, come se già l’argomento Icardi non fosse abbastanza scottante. All’attaccante argentino serve una scossa, dicono i numeri: sette gare di campionato senza un gol, una prestazione a Parma piena di errori, vicino e lontano dalla porta.

Mancanze che si sentono, nell’economia della squadra: anche quando i nerazzurri giocano una buonissima partita, come sabato scorso, devono tirare verso la porta 13 volte (7 nello specchio) per ricavare un gol. I compagni potrebbero metterci qualcosa di loro, ma chi ha per primo il compito di buttarla dentro è lui, che a un’astinenza così non è abituato e di questi tempi riesce meno del solito a farsi scivolare tutto addosso. «È un momento in cui bisogna mettere a posto questa cosa, perché ci avete già sguazzato troppo – è stato il pensiero in conferenza al Tardini di Luciano Spalletti –. I direttori devono andare a parlare, visto che hanno accettato di farlo. Ora si definisce, non si lascia più a metà, perché è chiaro che così non va bene. I giocatori bisogna liberarli dai pensieri, devono essere nelle condizioni di esprimere tutta la propria qualità». Chiaro l’endorsement per Icardi. La volontà di mostrarsi al fianco del suo giocatore. Mossa rischiosa, considerando che dalla parte della dirigenza c’è stata la chiara richiesta di riportare al silenzio le trattative, dopo che proprio dall’entourage dell’argentino si erano alzati i toni.

Dichiarazioni del tecnico a parte, i tempi potrebbero davvero essere maturi per mettersi attorno a un tavolo. Non ci fosse stato di mezzo il periodo negativo di risultati, magari sarebbe già accaduto. Il momento è quello giusto. La settimana scorsa è stato praticamente definito l’adeguamento per Skriniar, che raddoppierà i suoi emolumenti (da 1,5 a 3 milioni annui), ma con lo slovacco i discorsi sono stati meno tormentati anche quando c’era una certa distanza da coprire. Con Icardi potrebbe volerci un pizzico di più, a meno che l’argentino non abbassi le pretese e accetti i 7 milioni annui messi sul tavolo da Marotta e Ausilio. Da un paio di mesi a questa parte, le prove sul campo non sono da livelli top e anche questo potrebbe pesare nel momento in cui si discuterà. Sia dell’ingaggio che di una clausola rescissoria da 110 milioni che il nuovo a.d. sarebbe molto felice di non vedere più nel contratto.