Appiano Gentile (Como), 30 agosto 2018 - Un'attesa che mancava da troppo tempo, un’emozione che riporta indietro negli anni, quando la musichetta di Champions era una piacevole consuetudine a San Siro. Sei anni dopo ecco finalmente l’Inter in Champions: fra poche ore durante il sorteggio verranno snocciolati i nomi delle avversarie dei nerazzurri, quasi tutte di blasone visto che il club di Suning riparte da una “fascia” bassa.

Ma “chissenefrega”, ripetono i tifosi. L’importante è tornare a sognare la coppa dalle grandi orecchie e ad annusare l’aria delle grandi sfide. Per trovare un match di Champions dell’Inter bisogna tornare al 13 marzo del 2012: ultima partita di “Coppa Campioni” a San Siro, contro l’OM di Brandao che fece piangere Andrea Stramaccioni e i suoi. Era l’Inter post-Triplete, in fase di ricostruzione dopo i fasti del Bernabeu. C’erano ancora Milito, Julio Cesar, Sneijder e Zanetti. Ma pure Forlan, Ricky Alvarez e Castaignos. Insomma, il ricambio generazionale non si era completato. Oggi, dopo un anno senza Europa, i nerazzurri possono tornare a sorridere. La Champions se la sono guadagnata a fatica sul campo, con un gruppo infarcito di campioni sul cui talento nessuno discute. Il problema è fare dell’Inter non tanti piedi buoni gettati all’ammasso, ma una squadra vera, equilibrata, con carattere. Quello che è sparito nelle prime due giornate, come se all’improvviso fosse venuto meno il lungo e prezioso lavoro di Spalletti durato un anno.

Si dice che manchi un leader, ma dopo un mercato intelligente e di qualità, il concetto è mortificante per società e allenatore. Vero, si aspetta il rientro di Nainggolan come se fosse il Messia, ma davvero sarà l’ex giallorosso l’uomo della Provvidenza, quello in grado di ricucire gli strappi fra i vari reparti e ridare “fame“ al gruppo? Tra l’altro Nainggolan, recuperato dall’infortunio che lo ha tenuto ai box da oltre un mese (ieri è stato provato trequartista alle spalle di Perisic e Icardi) forse non avrà ancora tutti i novanta minuti nelle gambe. O forse ripartirà dalla panchina. Certamente il suo ingresso in campo darà la scossa, ma in questo momento deve essere tutto il gruppo a reagire. La trasferta di sabato a Bologna diventa già fondamentale per le sorti dell’Inter perché in caso di nuovo passo falso tutto l’ambiente potrebbe deprimersi. E non sarebbe neppure il modo migliore per preparare il tanto atteso ritorno in Champions.