Milano, 13 agosto 2018 - A Lautaro Martinez, dopo la prodezza di sabato contro l’Atletico Madrid, forse bisognerebbe cambiare il soprannome. Perché in campo non ha né il fisico né le movenze di un Toro. Anzi, fin dalle prime uscite in maglia nerazzurra si è distinto in rapidità e leggerezza. Veloce, puntuale ad attaccare gli spazi e soprattutto pronto al gol. Argentino come il compagno di reparto Mauro Icardi, con cui sembra avere un’intesa naturale; argentino come Diego Milito, che da giocatore del Racing Club Avellaneda gli aveva ceduto il posto - quando El Toro aveva meno di 18 anni - e che in veste di dirigente sportivo della società l’aveva raccomandato da subito all’Inter. Quando si dice avere ottime referenze.

Al momento non si è smentito e anche se il calcio estivo va preso con le molle, è altrettanto vero che tra meno di una settimana inizierà il campionato e sarà indispensabile farsi trovare pronti. Lautaro è convinto di esserlo, e la sicurezza traspare dalle sue parole dopo il gol da cineteca segnato alWandaMetropolitano (il terzo dopo quelli contro Lugano, Zenit e Lione): «Abbiamo fatto un buon precampionato, vogliamo arrivare al meglio all’inizio delle gare ufficiali». Compirà ventun anni a quattro giorni dalla prima giornata di Serie A, ma dentro e fuori dal campo si muove come un giocatore navigato (nel Racing ci ha messo appena due stagioni per diventare leader della squadra). Non teme confronti e dà l’impressione di possedere il giusto carisma per portare la 10 sulle spalle da quando si è presentato all’Inter: «Di Martinez ce ne sono troppi; chiamatemi Lautaro perché voglio essere unico».

Sabato sera ha dato l’ennesimo assaggio di quello che potrebbe far vedere in campo con la sua nuova maglia: veli, movimenti in anticipo (sul cross di Asamoah trova il tempo per liberarsi dei due difensori e coordinarsi alla perfezione per superare Oblak). Un guizzo, nello stadio che sarebbe potuto diventare casa sua, se Milito e Zanetti non gli avessero spiegato cosa significhi indossare la maglia dell’Inter. Non si era spaventato all’epoca e non si spaventa a pochi giorni dall’esordio in Serie A. Toccherà a Spalletti sistemarlo in campo, perché in pochissimo tempo si è ritagliato uno spazio nell’undici nerazzurro che va parecchio oltre il ruolo di viceIcardi. Compagno di reparto del capitano? Trequartista alle sue spalle nel 4-2-3-1? C’è l’imbarazzo della scelta, almeno sulla carta. Intanto il giovane argentino corre, si sacrifica e dialoga dentro e fuori dal campo col compagno di reparto. Un biglietto da visita non male, per un giocatore che forse Atletico, ma soprattutto Boca e San Lorenzo che lo avevano scartato, iniziano già a rimpiangere.