Il presidente nerazzurro Steven Zhang ad Appiano Gentile
Il presidente nerazzurro Steven Zhang ad Appiano Gentile

Milano - Il primo confronto di primavera tra Steven Zhang e Antonio Conte è stato un breve intermezzo d'attesa. Alla vigilia di Crotone-Inter, prima della partenza dei nerazzurri, il presidente si è presentato ad Appiano Gentile come non accadeva da inizio ottobre. Si è complimentato con tutti, allenatore compreso. Ha chiesto un ultimo passo e i suoi l'hanno compiuto. Ora, le parti si invertono. Sono i giocatori, coi dirigenti e lo staff tecnico, a chiedere a Suning, divenuta la prima proprietà straniera a conquistare lo scudetto, di compiere gli sforzi promessi.

Entro fine maggio dovrebbero arrivare gli stipendi arretrati (sono cinque), ma il confronto con Antonio Conte e i vertici aziendali arriverà prima. Bisogna programmare al più presto il futuro, come finora non è stato possibile fare, date le difficoltà finanziarie della proprietà. L'Inter potrebbe restare la stessa, essere rinforzata o, nel peggiore dei casi, perdere pezzi in ragione degli equilibri di bilancio. Al momento l'ipotesi più plausibile è che si confermi il mercato autofinanziato già portato avanti al scorsa estate e a gennaio, quando non avendo ceduto nessuno (se non Nainggolan in prestito al Cagliari) si è fatto a meno anche di aggiungere innesti. 

La chiarezza chiesta da Conte non è per forza una volontà di avere tasselli ulteriori per rinforzare l'organico. Certo, ce ne sarebbe bisogno se si vuole pensare di avere chance concrete anche in Europa, ma rispetto all'annata che si sta concludendo sarebbe già un passo avanti importante poter sapere di non dover passare altri dodici mesi sulle montagne russe e di poter contare su emolumenti regolarmente bonificati. Per far sì che questo accada serve trovare una soluzione, a cui Steven Zhang sta lavorando da mesi, in termini finanziari. Non è ancora stato definito del tutto il finanziamento da 250 milioni di euro che dovrebbe arrivare da Bain Capital Credit alla holding lussemburghese di Suning e in seconda battuta, tramite aumento di capitale, all'Inter. Ci sono da discutere dettagli importanti, interessi ed eventuali conseguenze nel caso in cui il colosso cinese non dovesse riuscire a rientrare dalla somma pattuita. È probabile che agli investitori venga riconosciuta una quota societaria di minoranza (il 31,05% oggi in mano a Lion Rock) nel caso in cui le difficoltà dovessero permanere. 

Con un quadro più definito davanti, anche Conte potrà fare la sua scelta. Sia lui che i dirigenti che si occupano della parte sportiva (Marotta, Ausilio e Baccin) hanno un contratto in scadenza nel 2022. L'allenatore ha fatto capire che potrebbe rimanere davanti a determinate rassicurazioni, questo gli eviterebbe di cominciare da capo con un altro progetto, come ha fatto due anni fa a Milano, e di costruire sulle basi poste anche e soprattutto attraverso il suo lavoro. 

Ovvio, come detto, che qualche tassello farebbe comodo e qualche altro è da ritenere necessario. Ci sono tre difensori in scadenza (D'Ambrosio, Ranocchia e Kolarov) di cui uno, il primo citato, è quasi certo di restare e l'ultimo all'opposto sembra destinato all'addio. C'è Young nella stessa situazione, dovrebbe tornare in Premier League. Ci sono tantissimi giocatori in prestito che sono fuori dal progetto e rientreranno alla base in attesa di destinazione: Nainggolan, Joao Mario, Dalbert, Lazaro, Pirola. In difesa verrà riacquistato Vanheusden, per il gentleman agreement pattuito con lo Standard Liegi. Dimarco dovrebbe invece essere riscattato dal Verona, ma chissà che i nerazzurri non optino per un controriscatto. Manca poi una quarta punta più pronta di Pinamonti. I nomi circolano da tempo: Dzeko, Emerson Palmieri, De Paul. Servono soldi o formule che presuppongono un “pagherò” accettate dalle società che oggi hanno i cartellini in mano. È il prezzo per sperare di poter vincere ancora.