Milano, 28 agosto 2018 - L’avvertimento con gli striscioni nel pre-partita. I mugugni quando la squadra ha cominciato a sbandare. La pioggia di fischi a fine match dopo il pareggio beffa. Due ore da dimenticare per l’Inter, una serataccia che fa copia e incolla con l’inguardabile partita persa al Mapei Stadium col Sassuolo e che spalanca le porte alle feroci critiche-social che non risparmiano nessuno. A cominciare dall’allenatore, messo sulla graticola dei leoni da tastiera che invocano sin da ora il nome di Antonio Conte. Parlando più seriamente, invece, c’è da chiedere cosa stia succedendo all’Inter. Già cinque punti persi in sole due giornate rispetto a chi si trova in vetta; ma ciò che preoccupa maggiormente l’ambiente, e soprattutto Luciano Spalletti, è un inspiegabile ritorno al passato.  Ai fantasmi del passato. Alle paure e alle amnesie del passato.

Centottanta minuti di clamorosa retromarcia, perché da quanto visto sinora stanno venendo meno dal punto di vista tecnico e caratteriale quelle certezze faticosamente raggiunte da Spalletti nella passata stagione: ovvero solidità difensiva, equilibrio tattico, concentrazione, e cinismo in fase offensiva. Invece, ad oggi, dopo cinquanta giorni di intenso lavoro e due partite ufficiali l’Inter sembra un cantiere aperto. Un punto in due partite è una miseria per chi ambiva (legittimamemte) a porsi come l’Anti-Juve, alla luce del sontuoso mercato elogiato in maniera esplicita anche dalla tifoseria. E invece contro il Torino, dopo un tempo che faceva ben sperare, con la prodezza di Perisic e l’acuto di De Vrij, ecco la metamorfosi in cui sono emersi tutti i limiti di una squadra forse non ancora pronta per il grande salto. Anzi, quando nella parte finale del match l’impalpabile Icardi e soci hanno staccato la spina, il rischio di affondare sotto i colpi di un Torino brillante e aggressivo è stato concreto. Per questo motivo il pareggio coi granata ha il sapore della sconfitta e fa male quanto il ko col Sassuolo.

Ma se la squadra ci ha messo molto del suo, anche Spalletti ha gravi responsabilità nella gestione del match. L’Inter era in balìa del Torino dall’inizio del secondo tempo, e non convince il fatto che l’allenatore attribuisca tutto al pasticcio di Handanovic («intollerabili certi errori»): si era comunque già capito da un pezzo che la partita aveva preso una brutta piega. Forse anche per questo, a mente fredda, Spalletti ieri ha scelto la via del dialogo e non ha infierito con le critiche ai giocatori alla ripresa degli allenamenti (annullato il giorno di riposo). Piuttosto l’allenatore pensa ai rimedi. Il recupero di Nainggolan, prima di tutto, quel filo di rame che l’Inter ha comprato per trasmettere elettricità a tutto il gruppo. E poi bisognerà dare una sistemata in la difesa: da metà luglio in poi, fatta eccezione per la gara di Madrid, la retroguardia nerazzurra ha subìto almeno un gol a partita. Troppi per una squadra che ha grandi ambizioni.