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4 mag 2021

Hakimi, il tesoro di Conte: è il padrone della fascia destra

Fra i protagonisti assoluti dell'impresa scudetto, il terzino ex Dortmund ha realizzato sette gol e otto assist in stagione con quattro gare ancora da disputare

mattia todisco
Sport
Fc Inter's Achraf Hakimi  jubilates after scoring goal of 2 to 0 during the Italian serie A soccer match  Fc Inter and Bologna at Giuseppe Meazza stadium in Milan 5 December  2020.
ANSA / MATTEO BAZZI
Achraf Hakimi saluta dopo un solo anno in nerazzurro

Milano - Prima che si chiudessero i rubinetti del mercato, Beppe Marotta e Piero Ausilio sono riusciti a mettere a segno un ultimo grande colpo per l'Inter. Achraf Hakimi è un affare chiuso a giugno 2020, quando ancora Suning non aveva subito del tutto gli effetti devastanti della pandemia. La conseguenza del crollo economico a livello mondiale è stata una netta chiusura a ogni futura entrata che non fosse giustificata da un'uscita pregressa. Esempio pratico: esce Godin, entra Vidal. In termini di pesantezza di ingaggio il bilancio va in pari.

La freccia sulla fascia destra

Se il mercato nerazzurro fosse divenuto “a costo zero” qualche mese prima, Conte non avrebbe avuto una freccia fondamentale al suo arco. Quaranta milioni, d'altronde, non si spendono per nulla. Hakimi aveva dimostrato nei due anni in prestito al Borussia Dortmund di avere doti non comuni, segnando anche una doppietta all'Inter in Champions League. Al ritorno al Real sapeva che avrebbe trovato concorrenza in Carvajal. Non poteva né voleva permettersi un impiego a singhiozzo dopo aver fatto sfracelli in Bundesliga e ha trovato nei nerazzurri la sponda giusta, oltre che un allenatore che fa rendere gli esterni offensivi come pochi altri. Conte è una calamita. Lo è stato per Lukaku, allo stesso modo per Hakimi. All'inizio l'impiego è stato a singhiozzo perché sebbene le qualità fossero evidenti, l'Inter veniva da una stagione conclusa poco prima utilizzando D'Ambrosio come laterale a tutta fascia, certamente meno tecnico ed esplosivo del marocchino ma con conoscenze tattiche superiori e una lunga esperienza in Serie A e nell'Inter.

Una crescita impetuosa

Ci sono voluti un paio di mesi di ambientamento, in pratica fino a Inter-Bologna di inizio dicembre, quando due reti dell'ex giallonero hanno messo in chiaro che non si poteva fare a meno di lui. Così è avvenuto, perché da lì in poi le gare in cui il terzino è stato confinato in panchina si contano sulle dita di una mano. Il bilancio personale in A con quattro gare ancora da giocare è di 7 gol e 7 assist, più un passaggio vincente in Champions. Già nell'anno precedente aveva chiuso con 9 marcature e 10 assistenze tra tutte le competizioni. A 22 anni è uno dei primi 3 al mondo nel ruolo. A Madrid hanno fatto cassa e possono esserne contenti, ma il tesoro passato di mano valeva forse ancora di più della grossa somma introitata.

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