Massimo Moratti
Massimo Moratti

Milano, 1 giugno 2019 - Non può non fare effetto, quell’immagine di Conte annunciato in pompa magna dall’Inter. Il rivale diventa punta di diamante, andando oltre un passato che quando sarà il momento di rispondere a domande meno “posate” difficilmente non tornerà ad essere preponderante. Il tifoso attende. Spera che la svolta porti ciò che manca, l’ultimo salto di qualità per essere al livello di quella Juve il cui percorso vincente è nato proprio sotto l’egita di Conte. Chi più di Massimo Moratti può rappresentare l’umore della piazza? Era lui il presidente della squadra quando ci fu un feroce scontro sull’asse bianconerazzurro nel campionato dei veleni del ‘98, al termine del quale l’allora centrocampista della Juventus difese strenuamente l’operato della classe arbitrale e fu tra i più veementi a respingere le accuse di aver ricevuto favoritismi dai fischietti. Sempre Moratti era il massimo dirigente nell’era di Calciopoli in quegli anni Conte era già passato alla carriera di tecnico) dai quali strascichi ha voluto sollevarsi di recente tendendo la mano a Andrea Agnelli.

Quando gli chiediamo se è contento per l’avvenuto matrimonio, la risposta è cauta: «Sono in attesa di capire come andrà e sono convinto che andrà bene perché ha ottime qualità», afferma l’ex patron. Nulla più. Non entra, Moratti, nelle ragioni che hanno spinto la Curva Nord al comunicato dai toni contrastanti apparso già in mattinata, su cui invece esprime un giudizio il primo cittadino milanese Giuseppe Sala, noto tifoso nerazzurro. «A volte, anche dal mio punto di vista, gli ultras rischiano di essere eccessivi nelle esternazioni, ma a Inter-Empoli hanno tifato come degli ossessi. Personalmente invece sono molto contento». Se si vince, passa tutto. Lo sa bene Marco Materazzi, tra i rappresentanti nella Madrid in fibrillazione per la finale di Champions dell’Inter vincente nel 2010: «Il passato non si può dimenticare e cancellare, però Conte ha fame. Con voglia e impegno l’interista sarà il primo ad amarlo. Sta a lui conquistarsi la fiducia di tutti quanti». Spalletti, pur tra le critiche, non ha lasciato un cattivo ricordo nella piazza e ieri si è congedato da signore salutando su Instagram i tifosi e ringraziando Steven Zhang «per avermi concesso l’onore di allenare l’Inter».