La piazza del padiglione della Russia con la facciata specchiata che è soggetto di molte fotografie dei turisti (Newpress)
La piazza del padiglione della Russia con la facciata specchiata che è soggetto di molte fotografie dei turisti (Newpress)

Milano, 29 ottobre 2015 - La perizia depositata a metà settembre al tribunale di Milano parla chiaro: «Le opere eseguite risultano essere state realizzate a regola d’arte», tanto che «non viene rilevato alcun difetto e/o carenza esecutiva». Per questo ieri, ormai a poche ore dalla chiusura di Expo, gli uomini della Catena services, una delle nove imprese non pagate per la costruzione del padiglione della Russia, hanno giocato l’ultima carta che avevano in mano: il sequestro conservativo. La mossa, tuttavia, si è conclusa con un nulla di fatto. Perché non si sa a chi notificare l’ingiunzione. La partita è rinviata alla prossima settimana, quando sarà calato il sipario sull’Esposizione universale di Milano. Quello che gli imprenditori italiani avrebbero voluto scongiurare.

La Catena, dalla provincia di Ancona, ha realizzato i lavori di protezione antincendio del palazzo. Una commessa da 123mila euro, di cui ancora mancano all’appello 34.909 euro, che l’azienda reclama. Come pure le altre otto imprese del raggruppamento di costruttori – Ges.Co.Mont, Sech. Thyssenkrupp elevator, Mia infissi, Idealstile, Vivai Mandelli, Sforazzini, La Casa ed Elios – che vantano nel complesso 950mila euro di credito. A giugno la Russia ha rifiutato il saldo, contestando ai subappaltatori un padiglione «incompiuto e difettato», tesi però smontata dal perito del tribunale di Milano, che al contrario lo giudica «eseguito a regola d’arte»

Di conseguenza, Catena è passata al contrattacco. Ieri il titolare, Paolo Catena, ha bussato al padiglione della Russia con l’ufficiale giudiziario per effettuare un sequestro conservativo. Nel mirino, i beni di Rt Expo e Rvs Holding, le società che gestiscono la partecipazione di Mosca all’evento milanese, per un controvalore di 40mila euro. Al momento di apporre i sigilli, tuttavia, come raccontano da Catena, neppure il direttore del padiglione, Sergey Bondarenko, ha saputo indicare quali oggetti fossero di proprietà delle due società, né a chi facesse capo la struttura costruita a Expo. Risultato: al netto della notifica, non si è potuto concludere il sequestro. «Il tentativo di poter ottenere il credito è stato eluso con giustificazioni senza fondamento», attacca l’avvocato di Catena, Simone Pagliarecci. Il dossier del sequestro arriverà nelle prossime ore sulla scrivania del commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, e dell’ambasciata italiana a Mosca. Gli imprenditori italiani si preparano all’ultima staffetta: inseguire i creditori fino in Russia.

luca.zorloni@ilgiorno.net

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