Coccodrillo
Coccodrillo

Milano, 26 aprile 2015 - Numeri, date, codici. Sigilli, controlli alle frontiere, nomi, tanti, e sfilze infinite di numeri e lettere. La partita per far arrivare all’Expo i cibi animali vietati dall’Unione europea, come la carne di coccodrillo e di serpente o gli insetti, e ammessi con provvedimenti straordinari, si gioca tutta nel campo della burocrazia alle dogane. Con un complicato sistema di permessi che insegue i container delle merci fin dentro al sito dell’Esposizione universale. L’obiettivo, come sta scritto nel regolamento con cui Bruxelles permette all’Italia di derogare ai divieti di importazioni alimentari sospette dal resto del mondo, è impedire che si perda qualche pezzo per strada. Tanto che, paradosso a un’Esposizione universale che predica la lotta agli sprechi, gli avanzi dei prodotti “sorvegliati speciali” finiranno nell’inceneritore. Non si ricicla nulla.

Il primo cargo di alimenti sotto osservazione è atterrato all’aeroporto di Malpensa qualche giorno fa. Si tratta di un carico di insetti – scorpioni, larve, millepiedi, cavallette e grilli – proveniente dalla Thailandia e destinato al Future food district di Expo. Alla società Umanitaria, che ha organizzato il trasporto, è servita una settimana per i semafori verdi dalla Asl e dal ministero della Salute, mentre ora si prosegue le procedure per la consegna degli alimenti “piombati” dentro il sito di Rho-Pero. Per la macchina dei controlli, è la prima prova pratica.

Salvo alcuni molluschi marini, vedi i datteri di mare, inseriti tra le specie protette, e la carne di cane, Bruxelles ha lasciato carta bianca su cibi animali e derivati, come il latte. Il principio è che se il consumatore può mangiarlo nel Paese d’origine durante un viaggio, allora i rischi dentro Expo sarebbero gli stessi. L’obiettivo è di dare ospitalità al maggior numero di alimenti: tra questi, il coccodrillo dall’Africa (lo Zimbabwe ha fatto formale richiesta) o il pesce palla giapponese, su cui i tecnici del ministero della Salute non avevano nascosto qualche perplessità. La consegna dei cibi proibiti deve essere anticipata almeno due giorni prima al punto di frontiera europea di passaggio, dove sarà effettuato un primo controllo. Qua il cargo riceve un codice di entrata europeo, che deve essere verificato dai veterinari della task force di Milano. Questo è lo snodo del traffico verso Expo, perché oltre a controllare che le merci siano nel deposito doganale che è stato loro assegnato (otto in tutta Italia, a Civitavecchia, Torino, Bologna, Vercelli, Alessandria e Forlì), deve verificare che le partite entrino nel sito e da là non escano, se non sono state prima smaltite.

Anche Expo spa ha la sua parte di responsabilità nel monitoraggio di carne di rettile e insetto e a fine marzo ha anche bandito una gara da 200mila euro per individuare l’impresa che verificherà la qualità del cibo servito nei ristoranti e la pulizia delle cucine. Tuttavia, a meno di una settimana dall’inaugurazione, l’appalto non è ancora stato assegnato.

Tra le carni speciali che si mangeranno a Expo rientra anche il maialino sardo. Relegato da oltre tre anni al consumo solo sull’isola, per via della peste suina che aveva colpito gli animali, ha ottenuto il lasciapassare per Expo. «Essendo un prodotto che arriva già cotto, non c’è rischio di contaminazione», assicura Rodolfo Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti.

luca.zorloni@ilgiorno.net
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