Expo, il padiglione della Gran Bretagna
Expo, il padiglione della Gran Bretagna

Milano, 30 ottobre 2015 - Expo dopo Expo. Se è vero che l'Esposizione Universale chiude i cancelli sabato 31 ottobre, molte delle strutture avranno nuova vita, sia in loco che altrove. Le strutture simbolo, per esempio, come Palazzo Italia, l'Albero della Vita, e l'Open Air Theatre rimarranno nell'area di Rho assieme a Cascina Triulza, che esisteva già prima di Expo e che resterà aperta come hub per l'innovazione sociale. Non verrà smontato nemmeno il Padiglione Zero, mentre per altri già si stanno escogitando diverse soluzioni. Il Brasile pensa all'asta: molte delle sue strutture e arredi saranno vendute online, compresa la rete, uno dei simboli della fiera, mentre le quattro torri deposito del padiglione svizzero verranno riutilizzate come serre urbane in loco. Suggestiva la scelta del Barhain: il suo "frutteto", sarà trasformato in un giardino botanico che ospiterà le specie del patrimonio agrario del Paese. Soluzione "naturalistica" anche per gli austriaci: le 12mila piante del padiglione saranno ripiantate in un bosco vicino a Bolzano. 

E ancora: il padiglione dell'Azerbaijan rinascerà nella capitale Baku con un centro dedicato alla biodiversità. Torna a casa anche quello degli Emirati Arabi: le famose dune firmate da Norman Foster sarano portate a Masdar City, la prima città del mondo a emissioni zero. L'Ungheria, invece, sarà parte integrante del Centro della Tutela Creativa del Patrimonio e dello Sviluppo dei Valori. Poi c'è l'alveare della Gran Bretagna, trasformato in una scultura. Il padiglione del Principato di Monaco andrà invece "in trasferta" in Burkina Faso come sede operativa della Croce Rossa locale.

Non solo padiglioni. Per molte altre strutture non nazionali ci sono altri progetti in ballo. Coca Cola ha infatti deciso di donare il suo spazio al Comune di Milano per farne un campo da basket, mentre lo spazio Kinder + sport di Ferrero si trasformerà in aule scolastiche per bambini rifugiati  tra Camerun e Repubblica Centrafricana, e in un'infermeria pediatrica in Sudafrica. I moduli di Slow Food sono destinate a scuole, orti e comunità sia in Italia che all'estero: Infine, le parti del villaggio Save The Children saranno utilizzate in una scuola per rifugiati siriani in Libano.