Philip T. Reekere Stefano Spennati
Philip T. Reekere Stefano Spennati

Milano, 26 agosto 2015 - E' in una fresca mattina di estate che vengo accolto nella sede milanese del Consolato degli Stati Uniti d’America, per incontrare il console generale, ambasciatore Philip T. Reeker. «The American Dream» è ancora vivo. Un sogno che ha portato un Paese come gli Usa, appena uscito dalla guerra civile, ad interessarsi del nuovo Regno d’Italia, aprendo la prima sede diplomatica a Milano nel 1865. Un amore reciproco quello tra gli Usa e l’Italia, se si pensa che, più di un secolo dopo, parlando di Expo e del padiglione “American Food 2.0” il console generale conferma che ci sono stati circa 3 milioni di visitatori da maggio e oltre 45mila solo nell’ultimo fine settimana. Quello americano è un padiglione speciale Made In, perché progettato da architetti americani della Grande Mela e con materiali originali (con la passerella in legno per accedere alla struttura che viene direttamente da Coney Island).

Ambasciatore, qual è il senso del Padiglione?

«Il senso è quello di trasmettere un messaggio Feeding the Planet, Energy for life, come contribuire ad alimentare il pianeta e i suoi abitanti, che saranno 9 miliardi entro il 2050. I visitatori sono accolti dal video-messaggio del Presidente Obama che li introduce alla visita verso la scoperta delle politiche e delle azioni per una sana alimentazione e per una agricoltura sostenibile».

Qual è il contributo che Expo dà ai Paesi ospiti?

«Expo è una piattaforma importante per noi e per gli altri 145 Paesi presenti, perché si possono condividere idee, valori e proposte sul tema. Spero che si continui a lavorarci anche dopo la fine dell’Esposizione universale».

Una ricorrenza speciale quella del 2015: sono 150 anni dall’apertura della prima sede diplomatica Usa a Milano e 100 dell’inaugurazione della Camera di commercio americana in Italia. Come viene vista l’Italia negli States?

«Oggi è il secondo Paese di interesse per i nostri studenti all’estero, dopo la Gran Bretagna. L’Italia intera e la Lombardia nel suo cuore economico sono al centro degli interessi americani per gli investimenti».

Sono stati gli italo-americani della Niaf a confermarlo, adottando una guglia del Duomo di Milano, con un investimento di 100mila dollari per ristrutturarla.

«Questo è un esempio del grande interesse per l’Italia, per Milano e per i suoi simboli storici, da parte della comunità».

Dopo la first lady Michelle possiamo attendere anche Barack Obama?

«Il Presidente non credo, ma è stato proprio lui, lo scorso anno a Roma, a confermare che gli Stati Uniti avrebbero avuto il loro padiglione e sarebbero stati presenti all’Esposizione Universale di Milano. Un padiglione che è interamente costruito e finanziato grazie a privati. I Friends of United States Pavilion ad Expo Milano 2015 (con sponsor americani e italiani) hanno raccolto i fondi necessari per sostenere i costi».

di Stefano Spennati, Docente dell’Università Ludes di Lugano