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Milano, 11 aprile 2019 - Alcuni numeri dimostrano perché il Tribunale Unificato dei Brevetti (Tub) sia un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Altri numeri dimostrano perché ha senso che siano Milano e la Lombardia a candidarsi ad ospitarne una delle tre Corti. Nel primo caso, il riferimento è al volume d’affari che il Tribunale promette di generare nelle città che ne saranno sede: secondo il quotidiano britannico Financial Times il business sarebbe di almeno 200 milioni di euro l’anno, secondo studi più recenti si può arrivare a 350 milioni.

Stime che comprendono sia il volume d’affari diretto (le retribuzioni dei funzionari, le forniture di servizi accessori e ospitalità, l’incremento occupazionale e le occasioni di specializzazione per laureati, ricercatori ed imprese) sia quello indiretto (l’apertura di studi professionali europei ed extraeuropei, o il turismo congressuale). Quanto agli altri numeri, la Lombardia in Italia è già oggi la casa dei brevetti: nel 2018 ne sono stati registrati 20mila, pari al 39% del totale nazionale e 16mila sono state le domande di registrazione di nuovi marchi. E c’è un ulteriore elemento di forza nella candidatura lombarda: è in Lombardia che si effettua il 50% delle sperimentazioni cliniche avviate in Italia, è in Lombardia che il settore farmaceutico vanta dati senza paragoni, come le 3mila imprese presenti e i 28mila occupati, di cui 3mila dedicati espressamente alla ricerca e allo sviluppo. «Negli ultimi tre anni – spiega Fabrizio Sala, vicepresidente della Regione Lombardia – abbiamo investito 700 milioni di euro per l’innovazione e la ricerca». Numeri che aiutano il sistema Italia a restare nell’élite della farmaceutica: in Europa solo la Germania produce di più. E nell’élite dei brevetti: nel 2018 l’Italia è stato il Paese europeo col maggior incremento di domande di brevetto (+ 4,3%). Per capire perché ci si stia focalizzando sul settore farmaceutico, bisogna fare un passo indietro e riepilogare la vicenda legata al Tub. Il Tribunale Unificato dei Brevetti è stato pensato come tribunale sovranazionale, con giurisdizione su tutti i Paesi membri dell’Ue. Oggi esiste solo sulla carta: il 19 febbraio 2013 a Bruxelles fu licenziato un accordo che ne prevedeva l’istituzione, ne dettagliava i poteri e l’articolazione sul territorio comunitario. Al tribunale spetterà tutelare i prodotti dell’ingegno brevettati in terra comunitaria, risolvere le controversie che sui brevetti potranno sorgere e stabilirne validità e invalidità.

Quanto alle sedi, a febbraio 2013 si concordò che la Corte di Prima Istanza del tribunale avesse una direzione centrale tripartita: sede principale a Parigi e sezioni a Monaco di Baviera, dove c’è già l’Ufficio Brevetti Europeo, e a Londra. Per la Corte d’Appello si scelse il Lussemburgo. Perché il Tribunale diventi realtà serve che l’accordo del 2013 sia ratificato da almeno 13 Paesi membri tra i quali devono esserci Francia, Germania e Gran Bretagna. All’appello manca la Germania. Ma l’accordo deve già essere rivisto per effetto della Brexit: accanto a Parigi e Monaco, non più Londra ma un’altra città va scelta come terza sede della direzione centrale. È qui che si inserisce Milano. Ed il farmaceutico: alla sede di Londra furono infatti affidate controversie relative alla chimica e alla biotecnologia. Ora tocca alla politica nazionale ovviare alla scelta compiuta martedì in Parlamento e mettere nero su bianco Milano come candidata italiana al Tub.