Milano, 1 settembre 2018 - Con la fine del Ramadan, quest'anno terminato il 14 giugno, è iniziata la stagione degli spostamenti da parte dei turisti Medio Orientali, in viaggio verso l'Europa per turismo e acquisti di alta gamma. Secondo i dati elaborati da Planet, azienda specializzata in soluzioni integrate per i pagamenti internazionali, gia' nella settimana successiva alla chiusura del Ramadan 2018 (14-20 Giugno) il volume di vendite tax free in Italia e' cresciuto del + 15% rispetto alla fine della festivita' musulmana nel 2017. Segue solo la Spagna, con una crescita del +12%, mentre gli altri principali paesi Europei registrano percentuali negative.

Un segnale incoraggiante per i brand di moda e lusso nell'ultima parte del periodo estivo, durante il quale i turisti arabi proseguiranno le loro vacanze dedicandosi in larga parte agli acquisti tax free, come confermato dai dati elaborati da Planet per il 2017: con una percentuale del 15% in agosto e del 16% in settembre, nei mesi citati si è concentrata infatti la percentuale piu' alta del volume totale di vendite tax free nel corso dell'anno da parte dei viaggiatori mediorientali in Italia. 

Con una spesa media per transazione di 1.560 euro a Milano, 1.420 a Firenze e 1.410 euro a Roma nel corso del 2018, le tre principali citta' italiane che ospitano le vie del lusso si classificano in cima alla classifica delle mete preferite dai turisti arabi per lo shopping, i quali pero' sembrano non disdegnare gli outlet: nel corso 2017 infatti Serravalle Scrivia si e' classificata al terzo posto dopo Milano e Roma tra i luoghi da loro scelti per gli acquisti.
"Durante il periodo di vacanze post ramadan, I turisti arabi erano soliti recarsi in Egitto, Turchia o Libano: le turbolenze politiche in atto in queste regioni hanno rallentato il fenomeno spostando i flussi di visitatori mediorientali verso l'Europa", commenta Sara Bernabè, Country Manager di Planet in Italia. "Diventa quindi fondamentale per i retailers prepararsi ad accogliere questa tipologia di clientela. Secondo la nostra esperienza riconoscere le diverse sfumature culturali puo' fare la differenza per i retailer ed e' cruciale per loro essere in grado di capire le preferenze d'acquisto dei consumatori in base alla nazionalita' che hanno".