Salone del Mobile
Salone del Mobile

Milano, 15 aprile 2019 - E alla fine i numeri rendono perfettamente il «sentiment» di questa settimana vissuta all’insegna della creatività, di un Salone del Mobile che ha bissato il record dello scorso anno, nonostante manchino le due rassegne (biennali) dedicate al bagno e alla cucina, sostituite quest’anno da Euroluce e dagli arredi per uffici. Sono stati 386.236 i visitatori in sei giorni, provenienti da 181 Paesi e fanno registrare un incremento del 12% rispetto all’edizione 2017 sempre con Euroluce e Workplace3.0. E 2.418 gli espositori di cui il 34% esteri, da 43 Paesi del mondo. Sono tornati mercati assenti (nel comparto illuminazione) come gli Stati Uniti, buyer di qualità. E poi il pubblico, quello che sabato e ieri ha invaso giosamente gli spazi fieristici per curiosità, per fare parte «di un sogno», a «caccia di bellezza ed emozioni» assicurati da allestimenti artistici come in Project. Questa edizione è stata la più bella - concordano tutti - della lunga storia del Salone che ha dimostrato di saper fare rete con le altre istituzioni culturali della città offrendo una movida multietnica viva e affollata a tarda sera, grazie al ricco e sempre più selezionato palinsesto.

Una prima edizione «olimpica» che, in attesa di un responso sui cinque cerchi nel 2026, ha dimostrato come Milano sia in grado di ospitare il mondo offrendo cultura, affari, divertimento. «Milano che fa la capitale mondiale di creatività e tecnologia ci inorgoglisce», ha detto il primo giorno della manifestazione il premier Conte dopo aver visitato in anteprima una delle due installazioni - De Signo - dedicate a Leonardo, il primo geniale designer della storia del Made in Italy. Una celebrazione dell’ingegno - altra parola aggiunta al Manifesto - che ha avuto una rappresentazione plastica nei padiglioni di aziende che hanno fatto la storia del design italiano ma anche di new entry piccole e coraggiose (come Colè, nata nel 2011, distintasi nella ricerca a cavallo tra arte e moda) e medie imprese che hanno fatto per la prima volta il loro ingresso in fiera e hanno sviluppato molto bene il tema della sostenibilità (da Lago a Riva 1920) ambientale.

«Sicuramente è stata un’edizione speciale – dice Emanuele Orsini, presidente di Federlegno –. Si è visto come non era mai accaduto prima il fatto che le aziende si sono messe in gioco facendo prodotti e innovazioni che sono verametne il vanto del Paese». Le preoccupazioni per le incertezze economiche sono rimaste fuori, ben presenti, ma sullo sfondo. Però poi dal Governo è arrivato un forte riconoscimento del ruolo del Salone come «uno dei motori dell’economia italiana, grazie al fertile rapporto fra impresa, città e territorio». Perché «il mondo crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi», ripete Orsini. «Abbiamo investito sulla qualità e abbiamo fatto business ma soprattutto tutti hanno percepito il nostro entusiasmo, la nostra capacità di fare sistema e quindi di andare oltre il mero business per offrire un‘esperienza globale, in cui quello che conta sono le idee». E poi il SaloneSatellite, vera fucina di giovani talenti, particolarmente apprezzato quest’anno. Il mondo è venuto a Milano a ora che le luci sul Salone si sono spente un po’ dispiace. C’è già, però, la data da segnare sul calendario. Appuntamento al 2020, dal 21 al 26 aprile.