Una manifestazione per chiedere diritti e tutele sul lavoro
Una manifestazione per chiedere diritti e tutele sul lavoro

Milano, 5 luglio 2020 - Un salto nel vuoto, verso le nuove frontiere "dell’iper-precariato". Giovani che già prima del coronavirus soffrivano le conseguenze della flessibilità più estrema adesso sono rimasti sotto le macerie di un mondo del lavoro tutto da ricostruire. E i segnali registrati finora indicano, giorno dopo giorno, un peggioramento delle condizioni.

Lo testimoniano i racconti dei giovani che negli ultimi mesi si sono rivolti allo Sportello disagio lavorativo, molestie e mobbing della Cisl Milano Metropoli, diretto dalla psicologa Rosalba Gerli. Sono impiegati nei settori più disparati, e hanno deciso di chiedere aiuto al sindacato in cerca di una via d’uscita. "Riportano situazioni impensabili di maltrattamento – spiega la psicologa – si chiede loro totale disponibilità in presenza o in smart working, che di fatto quando va bene è telelavoro ma più spesso è lavoro a cottimo da casa, mentre la percezione di precarietà si è esasperata, le richieste aziendali, le pressioni e i ricatti sono aumentati in modo esponenziale, aggravati da continue umiliazioni, modalità di ipercontrollo e comportamenti vessatori". Con l’emergenza sanitaria sono stati sottoposti "a pressioni con la minaccia delle riduzioni di personale". Minaccia che ha maggior effetto su lavoratori precari o con contratti meno tutelanti. 

E i giovani sono stati tra i primi a perdere il lavoro, per il mancato rinnovo di contratti a termine. Un quadro a tinte fosche che emerge anche da un’analisi della Cgil sugli avviati al lavoro nella Città metropolitana tra marzo e aprile. La fascia d’età fino a 29 anni ha subito la flessione peggiore: -62.5%. Si traduce in 14.409 nuovi contratti nel bimestre rispetto ai 38.377 nuovi contratti registrati nello stesso periodo del 2019. La fascia da 30 a 44 anni registra invece un -52.6%, quella oltre i 45 anni un -47.9%. "Se si potesse disegnare un identikit della figura più esposta al rischio di esclusione – spiega il direttore dell’Dipartimento Mercato del lavoro della Cgil di Milano, Antonio Verona – sarebbe evidente rintracciarla nel giovane diplomato, occupato nel settore alberghiero, della ristorazione, nella attività artistiche, di intrattenimento". "Chi finora ha sostenuto che sono bamboccioni oppure che sono una generazione abituata culturalmente alla precarietà dovrà ricredersi – sottolinea Gerli – perché questi giovani rischiano l’annullamento di sé stessi pur di non perdere il cosiddetto “posto fisso” e la loro fragile autonomia".