Da sempre reinvestiamo interamente  gli utili  per sostenere  il nostro sviluppo Puntare  su qualità  e relazioni  con le persone ci ha permesso  una fidelizzazione unica  con clienti  con noi  da 50 anni
Da sempre reinvestiamo interamente gli utili per sostenere il nostro sviluppo Puntare su qualità e relazioni con le persone ci ha permesso una fidelizzazione unica con clienti con noi da 50 anni

Milano, 22 gennaio 2019 - Non sono molte le imprese che possono vantare risultati come quelli della Pellegrini: nel 2018 una crescita organica del fatturato intorno al 9% rispetto al 2017. Sono numeri particolarmente rilevanti per un’impresa matura che opera da oltre 50 anni (festeggiati nel 2015 in una serata di Gala con ospiti del calibro di Al Bano) ma che nel tempo ha saputo crescere, internazionalizzarsi e diversificarsi. Oggi il business originario, quello della ristorazione, costituisce il 41% del fatturato. Negli anni si sono aggiunti i servizi di central food (1982) che vende prodotti alimentari e carni fresche, welfare solutions (1985) operante in particolare nel settore dei buoni pasto, pulizie e servizi Integrati (1996) e distribuzione automatica (2000). Tra le aziende clienti figurano nomi illustri come Mediaset, Nestlé e anche università come lo Iulm. Dal 1979 nel gruppo c’è anche la Pellegrini Catering Overseas, che oggi gestisce mense anche in Africa e negli Emirati Arabi.

Un'azienda che, come ci racconta la vicepresidente Valentina Pellegrini, «non smette di guardare al futuro con investimenti e innovazione, da sempre nel nostro Dna di impresa famigliare che deve competere con diverse multinazionali». Il padre Ernesto, fondatore e presidente, lo conferma coi fatti: «Da sempre reinvestiamo interamente gli utili per sostenere il nostro sviluppo». Investimenti, per fare qualche esempio, come la nuova linea di lavorazione delle carni porzionate, oggi vendute anche su Amazon, mentre l’innovazione è spinta in tutti i rivoli dell’azienda da un apposito centro creato nel 2015, l’Accademia Pellegrini. «Grazie all’attenzione costante all’innovazione – continua Valentina – e ad accordi con gli istituti bancari il nostro buono pasto elettronico è stato il primo che transita sui normali Pos bancari invece che su un proprio sistema di pagamento». Ernesto Pellegrini ci rivela che «puntare su qualità e relazioni con le persone ci ha permesso una fidelizzazione unica con clienti che sono con noi da 50 anni, come Siemens e Fontana». Il carisma del presidente si nota subito. Rimasto presto orfano di padre, ha tirato su un impero dal nulla e si è sempre preoccupato di stare vicino al suo territorio e di «restituire una parte della fortuna ricevuta».

Un'attenzione diventata ancor più concreta con la creazione della Fondazione Pellegrini e di Ruben, il ristorante solidale a pochi metri dalla nuova sede che ogni sera può dare ristoro a 350 persone segnalate da una rete di istituzioni benefiche del territorio per ricevere una tessera trimestrale e rinnovabile. Ristoro non è solo buon cibo, ma anche accoglienza, anche grazie al contributo di 100 volontari. Non è una mensa dei poveri, ma un ristorante dove il pagamento di 1 euro simbolico ha permesso ai nuovi poveri, come padri di famiglia divorziati o rimasti senza lavoro, di portarci i figli conservando la propria dignità.

Colpiscono storie straordinarie come quella del maitre di un grande albergo milanese arrivato a Ruben dopo 3 anni in strada e che ha trovato un primo nuovo lavoro in Expo. Ruben deriva il suo nome dal servitore senzatetto della cascina dove Ernesto è cresciuto, morto assiderato e da sempre nel cuore del presidente. È un posto che ha avuto un impatto decisivo sulla vita delle oltre 2.200 persone già passate di lì, di cui circa la metà sono italiani e circa la metà donne. L’impegno della responsabilità sociale prosegue in altre iniziative come “La squadra del gusto”, progetto di formazione alimentare nelle scuole con Beppe Bergomi come testimonial. Ernesto ci tiene a sottolineare però che «prima di andare oltre il profitto, bisogna raggiungere il profitto». Ci dice anche che «nella vita ci sono successi ma pure momenti difficili, che sono riuscito a superare grazie alla fede, imparata grazie all’Inter».