La Cgil ha analizzato dati e scenari nell'area della città metropolitana di Milano
La Cgil ha analizzato dati e scenari nell'area della città metropolitana di Milano

Milano, 3 novembre 2018 - Una generazione perduta, vittima degli anni più neri della crisi economica: under 35 tagliati fuori da un mercato del lavoro che predilige figure professionali più giovani, appena uscite da scuole e università. In migliaia hanno smesso di cercare un impiego, campano grazie al “welfare familiare”, senza prospettive per il futuro anche a Milano, dove il mondo del lavoro è più dinamico rispetto ad altre zone d’Italia. Un quadro a tinte fosche che emerge da un’indagine del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil di Milano sull’occupazione nella Città metropolitana. Sono 100mila le persone di età compresa fra 25 e 35 anni che, nell’area metropolitana, sono disoccupate o inattive. Un esercito di giovani rimasti ai margini con alle spalle, in tanti casi, anni di formazione e precariato. E gli effetti più gravi si faranno sentire nei prossimi anni quando, prosciugate le risorse familiari, rischiano di precipitare nel baratro della povertà. «Si tratta di una generazione che sta subendo, più di ogni altra, le incertezze della crisi iniziata dieci anni fa», spiega Antonio Verona, responsabile milanese del dipartimento Mercato del lavoro del sindacato. «Fino al 2008 erano ancora impegnati nel loro percorso di studi - prosegue - proiettato verso una condizione economica basata su buone prospettive occupazionali, stabilità del mercato del lavoro, economia in crescita e un sistema produttivo sostanzialmente solido». Speranze che si sono scontrate con la dura realtà. Quando si sono affacciati al mondo del lavoro, le condizioni erano profondamente cambiate e «a questo mutamento nessuno li aveva preparati». Le nuove norme previdenziali, tra l’altro, avevano trattenuto i più anziani sul posto di lavoro, rallentando, fino a far regredire, il flusso dei nuovi avviamenti.

Una situazione  che si è trascinata per anni, «estendendo l’area dello scoraggiamento e della frustrazione», delusioni crescenti che hanno portato ad abbandonare la battaglia, a smettere di inviare curricula e a partecipare a colloqui. E le norme dei governi che si sono succeduti, secondo la Cgil, non hanno portato grossi benefici. «Jobs act, decontribuzione, sgravi e incentivi non hanno scalfito la situazione - analizza Verona - e oggi, a condizioni leggermente mutate, le imprese preferiscono i più giovani, quelli che escono oggi dalle scuole e dalle università che li hanno formati in corrispondenza con le attuali condizioni economiche e produttive. Dopo un decennio di speranze, spesso deluse, c’è chi ce l’ha fatta, ma i più sono rimasti a galleggiare in un’area di incertezze che li porta ad affollare l’area degli scoraggiati, vedendo la loro età avanzare e le loro speranze ridimensionarsi». Analizzando i dati, emerge che la forza lavoro nell’area della Città metropolitana è rappresentata da 2,4 milioni di persone tra 15 e 65 anni. Gli occupati sono 1,5 milioni e, di fronte a 100mila disoccupati, è impressionante il dato sugli inattivi: 800mila persone che hanno smesso di cercare lavoro. In questo bacino si colloca buona parte dei 100mila di età compresa fra 25 e 35 anni che risultano disoccupati o inattivi. Non solo post-adolescenti con situazioni problematiche alle spalle o ultracinquantenni vittime di tagli e crisi aziendali, ma una schiera in costante aumento di giovani adulti costretti a casa in un’età in cui si gettano le basi per costruire una famiglia e una carriera. «Sono dati preoccupanti - sottolinea Elena Buscemi, consigliera della Città metropolitana con delega al Lavoro - attraverso strumenti come Garanzia giovani e percorsi professionalizzanti cerchiamo di offrire una risposta al senso di isolamento e di aiutare queste persone a trovare la propria strada, per un lavoro che sia anche di qualità».