Vince la Brexit
Vince la Brexit

Milano, 17 gennaio 2019 - A due anni e mezzo dal referendum che ha sancito la volontà dei britannici di uscire dall'Unione europea, il tema Brexit è ancora al centro del dibattito internazionale. Tra Lombardia e Regno Unito esiste un giro d'affari per 6,7 miliardi nei primi nove mesi del 2018, il 26,3 per cento del totale italiano, di cui 3,8 miliardi di export e 2,8 di import.

Emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e della sua azienda speciale Promos per le attivita' internazionali, sugli ultimi dati Istat a settembre 2018. Milano con 2,5 miliardi di scambi guida la classifica regionale, seguita da Bergamo e Brescia con oltre 700 milioni. Le crescite più consistenti a Sondrio (+14,2 per cento) e Brescia (+11,9 per cento). Macchinari e mezzi di trasporto i prodotti più esportati, nell'import spiccano invece i prodotti farmaceutici e chimici. Il Regno Unito è il sesto partner commerciale lombardo per l'intero settore manifatturiero.

L'interscambio italiano con il Regno Unito supera i 25 miliardi di euro, 17 miliardi di export e 8 di import. La Lombardia è la prima regione sia per importazioni (35 per cento del totale) che per esportazioni (22,3 per cento), seguita da Emilia Romagna e Veneto per export (rispettivamente 18,3 per cento e 15,4 per cento), Toscana (14 per cento) e Lazio (12,1 per cento) per import. Tra le province prima Milano con 2,5 miliardi seguita da Roma e Torino che superano il miliardo. Vengono poi Bologna, Modena e Vicenza con oltre 800 milioni, Treviso, Bergamo, Brescia e Livorno con 700 milioni. Tra le prime 10, crescono di più Bologna (+20,3 per cento), Brescia (+11,9 per cento) e Modena (+9,8 per cento).

Per le imprese attive all'estero le conseguenze ci saranno per quasi la metà ma saranno ridotte. Le conseguenze, secondo le circa 500 imprese che operano con l'estero sentite da Promos - Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi non saranno rilevanti per la maggioranza degli operatori. C'è però il 40 per cento di chi ha risposto al questionario che si aspetta un calo comunque contenuto e in genere inferiore al 10 per cento del proprio business estero, come conseguenza dei diversi rapporti con le imprese britanniche.