Tiziano Sclavi
Tiziano Sclavi

Milano, 10 gennaio 2019 - Sembra un ritorno ai tempi di “Non è successo niente” - per la storia: anno 1998 - il romanzo forse più ambizioso di Tiziano Sclavi e purtroppo per lui poco fortunato. Un puzzle alla Calvino di piccoli romanzi intrecciati e slegati: la storia di Tiz, sceneggiatore marginale; di Tommaso, padre di un fumetto di successo - Dylan Dog? Dylan Dog! - troppo facile a sprofondare negli abissi dell’alcol; di Cohan, scrittore depresso che convive con Luci, ancora più depressa di lui, entrambi candidati immaginari al Nobel per la letteratura, più concretamente a quello per la nevrosi, se esistesse. Vite difficili, risalite ardue dopo le cadute. Sullo sfondo una Milano grigia, paradiso per ogni claustrofobico che si rispetti. Vent’anni dopo Tiziano Sclavi ripropone in libreria le sue angosce, le sue introspezioni spietate, acuminate, aguzze.

Esce oggi “Le voci dell’acqua”, il primo “graphic novel” di un autore che continua a fare della ritrosia una delle sue chiavi di vita: infatti nessuna presentazione in nessun bookstore, piuttosto una mostra, appunto da oggi al 3 febbraio, di tavole del volume alla Parete della Feltrinelli Duomo. Ed è Feltrinelli Comics la collana in cui il volume appare. Un libro che può facilmente spiazzare, “Le voci dell’acqua”, anche irritare, persino respingere il lettore. Pochi, per non dire inesistenti, i punti d’appoggio. Neppure una località in cui ambientare la “vicenda”. Può bastare un “balloon” che dice «In piazza delle Erbe un bambino di sei mesi ha gridato ‘Trionfo! Trionfo!’». Padova? Una delle tante. Ma piazza Boaria, dove “un bue spontaneamente è salito sul terzo piano di una casa, da dove, spaventato dal tumulto della folla, si è gettato a terra». Sì, una piazza Boaria esiste, ma ad Altavilla Irpina... Ma che c’entrano con il «territorio di Amiterno» dove «i lidi risplendono a causa di enormi fiamme apparse»? Neppure i disegni aiutano: ogni scorcio è annebbiato da una pioggia incessante. “Vicenda” con tanto di virgolette, abbiamo scritto. Che la traccia segreta si proponga nelle primissime pagine? In uno scheletrico dialogo. Il misterioso impiegato assicurativo Stavros: «Sento delle voci». Lo strizzacervelli, gelido: «Si chiama schizofrenia». Ancora Stavros: «No... Le sento solo quando scorre l’acqua». Lo strizzacervelli, ancor più gelido: «Si chiama sempre schizofrenia». Una traccia che leghi il marito che una sera, senza preavvisi o preallarmi, lascia la moglie: «Anche sempre ha una fine». Il figlio che per vendetta ammazza la madre persa nei gorghi della demenza senile: «Spiegare tutto il male che mi hai fatto è impossibile.

Non ci sono riuscito neanche in venticinque anni di psicoanalisi». Ed è sempre Stavros che si abbatte cadavere sulla scrivania? In un “mortedì”qualsiasi. Può essere un libro sulla salute mentale, pardon, sulla malattia mentale “Le voci dell’acqua” che Tiziano Sclavi ha scritto per le matite di Werther Dell’Edera, disegnatore affermatosi con serie come la trilogia pseudodantesca di “Detective Dante” e di “John Doe”, dipendente della Trapassati Inc., prima di approdare alla scuderia Bonelli, naturalmente con Dylan Dog. Un tratto sottile, nevrotico, adatto a una storia così angosciante che forse è meglio lasciare libera da ogni interpretazione. A noi piccoli umani flagellati da una pioggia implacabile. Non a caso Philip Ball, uno dei più apprezzati divulgatori scientifici, non solo sostiene che la Terra dovrebbe chiamarsi più propriamente Acqua, ma ha chiamato la sua piccola compagnia Homunculus Theatre Company. Feltrinelli Milano Duomo, piazza Duomo. Sino al 3 febbraio. Info: 199.151.173.