"Valore d’uso”, altro lavoro rappresentato durante la stagione

Milano,1 settembre 2018 - La solitudine del numero uno. Ovvero: il presidente. Figura che spesso se ne sta dietro le quinte, i riflettori puntati su artisti e direttori. Ma il Buratto è realtà composita, gestisce il Verdi, il Bì - La Fabbrica del Gioco e delle Arti di Cormano e, dallo scorso ottobre, il nuovissimo Bruno Munari in Maciachini. Nessuno quindi meglio di Lucia Salvati (presidente e direttore amministrativo) per capire novità e linee programmatiche. Ragionando di teatro ragazzi. Di investimenti pubblici. E del rumoroso cambio di rotta in via Pastrengo.

Salvati, qual è lo spirito del Buratto?

«Nasce nel 1975 come compagnia di teatro ragazzi, con una chiara sensibilità verso l’infanzia e i giovani. Da qui si è sviluppato tutto il discorso artistico, a partire dalla gestione del Verdi e poi lo scorso ottobre con la nascita del Munari, un sogno antico a cui abbiamo iniziato a pensare nel 1983. È l’unica casa teatrale quasi esclusivamente dedicata all’infanzia. Il prossimo mese ci sarà l’intitolazione ufficiale da parte del Comune».

Un primo bilancio?

«È prematuro, ci siamo arrivati all’ultimo momento e la struttura è impegnativa a livello economico. Speravamo solo in un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, che arrivasse un riconoscimento, per quanto simbolico. Purtroppo è tutto il settore che paga spesso dati quantitativi elevati ma economicamente contenuti. La media dei nostri biglietti è di 5.50 euro, per forza bisogna poi sostenere l’attività, anche considerando il ruolo nella formazione del pubblico di domani».

Però il Comune vi ha concesso un intero teatro nuovo.

«A cui siamo arrivati attraverso un bando. Certo, siamo stati gli unici a partecipare. Ma bisogna tenere in considerazione la complessità e i limiti strutturali del Munari. Come il fatto che tutto l’impianto di riscaldamento sia elettrico, senza pannelli solari».

Cos’è successo al Verdi?

«Dopo un periodo di direzione affidata ad Andrea Lisco, abbiamo deciso di riassorbirlo all’interno del Buratto, facendolo guidare dal nostro direttore artistico Franco Spadavecchia. Ci concentreremo su alcuni punti per noi fondamentali, come l’attenzione verso le nuove compagnie. Qui sono passati da giovanissimi Celestini, Baliani, Paolini e noi vogliamo che il Verdi torni ad essere un trampolino. L’abbiamo rinfrescato, riprenderemo a fine settembre. E per la prima volta gestiremo in maniera diretta anche il bar/ristorante insieme a una cooperativa sociale».

L’attenzione verso i giovani però apparteneva già alla direzione di Lisco.

«Sì, ma in una linea distante dal ruolo del Verdi nel panorama cittadino. Nessuna sorpresa comunque, c’è stata solo qualche incomprensione, come sempre quando finisce un matrimonio».

Come sarà il futuro di Festival IF?

«Proseguirà, è una nostra eccellenza. E cercheremo di svilupparlo ulteriormente, attraverso un segmento formativo che riguarderà gli animatori di teatro sul nero».

Lei invece cosa si augura?

«Sono entrata nel Buratto nel 1978, a fine Anni Ottanta ho iniziato con la presidenza. Ora vorrei soprattutto che ci fosse un ricambio generazionale. Non è facile. Ma siamo ostinati. Pensi solo a quanto abbiamo rincorso il nostro Teatro Stabile della Gioventù…».