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Strumenti per l’analisi della crisi politica

Era il 1979 quando Christopher Lasch, acutissimo storico e sociologo, aveva pubblicato un libro essenziale su "l’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive"

di ANTONIO CALABRO'
Ultimo aggiornamento il 17 giugno 2018 alle 14:58

Milano, 17 giugno 2018 - “La cultura del narcisismo”. Era il 1979, quasi quarant’anni fa, quando Christopher Lasch, acutissimo storico e sociologo, aveva pubblicato un libro essenziale su «l’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive». Adesso quella lezione riecheggia in “La democrazia del narcisismo” di Giovanni Orsina per Marsilio: una «breve storia dell’antipolitica».

Orsina è uno storico della politica colto e originale. Va alle radici della crisi rileggendo Alexis de Tocqueville sulla critica della neonata democrazia in America e i rischi della «dittatura della maggioranza» e poi due grandi filosofi del Novecento come José Ortega y Gasset e Johan Huizinga. Analizza la contraddizioni insita nella democrazia tra ampliamento dei diritti individuali in cerca della felicità e regole e vincoli istituzionali e sociali. Usa “Massa e potere” di Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura, per rileggere lo sconquasso di Tangentopoli e poi quella di un altro Nobel, Eugenio Montale, su solitudine e incertezze della modernità. E spingendosi lungo la deriva libertaria del Sessantotto, arriva all’attualità di Berlusconi, Trump, Brexit, Lega di Salvini e 5Stelle e guarda ai «duri cristalli di rancore»: un lungo processo di disagi e fratture che sta radicalmente cambiando le istituzioni e i valori della politica e della convivenza civile. Elementi d’analisi interessanti emergono pure da “Popolocrazia. La metamorfosi della nostra democrazia” di Ilvo Diamanti e Marc Lazar, Laterza: «La dinamica politica è diventata elementare: il popolo contro le élite, quelli in basso contro quelli in alto, i ‘buoni’ contro i ‘cattivi’. La ‘popolizzazione’ degli spiriti e delle pratiche politiche ha disseppellito il mito della ‘vera democrazia’ forgiata dal ‘popolo autentico’, minando così la democrazia rappresentativa che si avvia a diventare popolocrazia». Un processo che ha radici lunghe nel tempo, è amplificato dai media digitali ma va oltre le normali questioni della comunicazione e investe in pieno le ragioni delle libertà e del sentirsi parte responsabile e attiva di una comunità.

Ne parla anche Yascha Mounk, professore di Teoria politica ad Harvard, in “Popolo vs Democrazia” ovvero “dalla cittadinanza alla dittatura elettorale”, Feltrinelli. Le democrazie liberali sono messe in difficoltà dal crescere delle diseguaglianze economiche, dagli sconvolgimenti dei flussi migratori che incidono sulle percezioni di sicurezza e dall’ampiezza dei nuovi mezzi di comunicazione che stimolano la partecipazione ma non la formazione di coscienze critiche documentate. Nascono proteste, contro i tradizionali ceti politici. Una crisi radicale. Cui però Mounk ritiene si possa porre rimedio, cercando di far crescere «un patriottismo inclusivo» fondato sulla «consapevolezza dei cittadini di essere parte di un’unica comunità», con diritti e doveri. Sfida politica difficile. Ma possibile.

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