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9 mag 2022

Percussioni, la musica si (ri)scopre

Il maestro Simone Rubino porta alla Società del Quartetto il suo repertorio dal classico al contemporaneo

grazia lissi
Cultura
Simone Rubino, 29 anni, ha trascritto il grande repertorio con le percussioni
Simone Rubino, 29 anni, ha trascritto il grande repertorio con le percussioni

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Milano - Simone Rubino ha portato le percussioni al centro del palcoscenico e le ha animate di suoni e colori rendendole uniche. Fra i maggiori percussionisti al mondo, nato a Chivasso 29 anni fa e residente a Berlino, il suo repertorio spazia da Bach al contemporaneo. Oggi per la Società del Quartetto, alla Sala Verdi del Conservatorio ore 20.30 (ore 11.30 prova aperta) l’artista si esibisce con Christoph Linder, Lukas Kuhn, Jo Wei Liu, suoi allievi alla Universität der Künste di Berlino. In programma di Tan Dun "Water Spirit, Autumn, Winter"; di Curtoni "La preghiera più alta" su poesie di Mariangela Gualtieri; di Cage "Third Construction"; di Cangelosi di Miki "Bad Touch", "Marimba Spiritual" di Miki e la trascrizione per vibrafono della "Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore" di Bach.

Maestro, con lei le percussioni diventano protagoniste. "Non sono il primo ma uno di primi ad aver intrapreso un percorso con questo strumento, l’ho portato davanti all’orchestra, per sviluppare sue caratteristiche sconosciute. Studio, dialogo con nuovi compositori e mi sorprendo di quante possibilità ancora ci siano da scoprire".

Perché ha trascritto il grande repertorio?

"Ogni strumento ha due dimensioni: orizzontale e verticale. Il repertorio per le percussioni nasce in un periodo storico, circa 50 anni fa, in cui la musica si ribella e vuole riorganizzarsi. Le percussioni nascono come strumento verticale, l’attacco della bacchetta del direttore è verticale, oggi dobbiamo lavorare su un’idea di musica orizzontale per questo riscrivo Bach, brani di musica barocca per dare una nuova dimensione, identità al mio strumento. Presente e passato devono trovare un loro equilibrio, è importante scoprire nuovi linguaggi per rendere la musica "complessa" comprensibile".

Dobbiamo consideralo un «nuovo» strumento?

"Direi di sì, manca ancora un percorso di ricerca e ampliamento; è uno strumento che non ha limiti, questo permette ai compositori di orientarsi verso una nuova direzione fatta di itinerari sonori e creativi mai intrapresi".

Quando ha scoperto la musica?

"Ogni bambino ha il desiderio di toccare gli oggetti, io mi appassionavo solo a quelli che emettevano suoni, bicchieri, posate, pentole, coperchi. Mamma è insegnante, ha studiato clarinetto, ha capito che avrei potuto trasformare questa curiosità in uno studio e con mio padre mi ha indirizzato a un corso musicale. Avevo un talento nel far suonare la cucina, è stata la mia fortuna".

La scuola dovrebbe educare alla musica i bambini.

"Come si stimola ad apprendere lingue, materie scientifiche si dovrebbe far conoscere la musica, l’arte e a ognuno di loro per sviluppare un proprio talento e conoscersi fino in fondo".

 

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