Milano, 24 giugno 2018 - La storia, negli occhi e nelle scelte di personaggi ai margini della scena, ma essenziali, per scandirne le svolte. Come Raimondo Lanza Branciforte di Trabia, principe siciliano, uomo di gran mondo, elegante e fragile e, si scopre adesso, acuto agente dei servizi segreti italiani.

Dopo “Mi toccherà ballare”, scritto dalla figlia Raimonda, arriva adesso “Quando si spense la notte” ovvero “la spia che non voleva la guerra”, di Ottavia Casagrande, la nipote, sempre per Feltrinelli. Anni cupi, il 1939 e il 1940. Le armate tedesche dilagano in Europa. L’Italia, per il momento, è “non belligerante”. Ma Mussolini si prepara a entrare in guerra, nonostante alcuni, come il genero Costanzo Ciano, ministro degli Esteri, nutrano preoccupazioni sull’effettiva forza militare italiana e sulle eccessive mire di dominio dell’alleato nazista. Parte dal rapporto tra Ciano e Lanza il racconto della doppia vita d’un diplomatico e spia, un po’ per gioco e un po’ per amore. A rivelare alla Casagrande aspetti inediti del principe è Geraldine S., una signora inglese che racconta le memorie della madre Cora, agente del governo britannico a Roma e, con passione crescente, amante di Lanza. Nelle pagine, è tutto un tramare, sfuggire ad attentati e veleni e, nel frattempo, regalarsi giorni d’amore indimenticabili. Fino a quando Raimondo, su mandato di Ciano, incontra Churchill e nei giorni terribili di Dunkerque... La storia svela sorprendenti retroscena. Come quelli di cui è stata interprete e testimone Nellie Bly, protagonista di “Dove nasce il vento” di Nicola Attadio, Bompiani. Nellie Bly è lo pseudonimo di Elizabeth Cochran, che cerca nel giornalismo la via di fuga dalla rovina economica familiare. Ci vorranno intelligenza e perseveranza per convincere il direttore del “New York Herald” (il giornale di Joseph Pulitzer) a farla provare. Non se ne pentirà.

La Bly inaugura la stagione del giornalismo d’inchiesta: si finge operaia per descrivere le infime condizioni di lavoro nelle fabbriche e pazza per documentare le miserie del manicomio di New York o, ancora, moglie d’un industriale farmaceutico per portare alla ribalta la corruzione dei politici. Rifiuta gli stereotipi del giornalismo femminile, ama la cronaca e la denuncia. Sino ai sinceri resoconti dalle trincee della Prima guerra mondiale. Indagare nelle pieghe della storia vuol dire anche cambiare punti di vista proprio su pagine contrastate. Come succede con “La grande mattanza - Storia della guerra al brigantaggio” di Enzo Ciconte, Laterza. Nel Mezzogiorno i banditi sono criminali comuni, nobili decaduti, ribelli alle dure regole del servaggio del latifondo. E persone ingenue persuase alla rivolta. Ci sono spesso questioni legate alle mancate riforme agrarie, dietro ribellioni definite “brigantaggio” e duramente represse. E la storia mescola violenti maligni e generosi sognatori di migliori condizioni di lavoro e di vita.