“Le canzoni della nostra storia” ripercorre la storia di Pooh
“Le canzoni della nostra storia” ripercorre la storia di Pooh

Milano, 21 novembre 2020 - Nella Milano dei primi anni Settanta, a Giancarlo Lucariello bastarono cinque album per trasformare quattro amici armati di grandi sogni nei Pooh. E l’impronta del produttore napoletano trapiantato al Nord affiora chiara da “Le canzoni della nostra storia”, il cofanetto che ripercorre l’avventura umana e artistica degli “amici per sempre” dal 1966 al 2016 affiancando tracce in studio ad altre live.

Lucariello, lei arrivò a Milano nel ‘68 conquistandosi un posto in discografia grazie a 007.
"Il successo del 45 giri della “We have all the time in the world” interpretata da Louis Armstrong, che avevo attinto nella colonna sonora di “Al servizio segreto di Sua Maestà”, finì col conferirmi la credibilità necessaria per andare un giorno da Ladislao Sugar e licenziarmi, dicendo che nella vita non avrei voluto fare il discografico, ma il produttore".

La storia con i Pooh iniziò nel ’70 con una chiamata alla mamma di Facchinetti.
"Come ricordo nel libro a cui sto lavorando proprio in questo periodo, li vidi in un locale di Roma e rimasi colpito. Così chiamai a Bergamo la mamma di Roby che mi passò il figlio. I Pooh erano tutti lì a casa sua perché avevano bruciato i guadagni di “Piccola Katy” e stavano carezzando l’idea di sciogliersi. Avevo un piede ancora in Cgd e quindi, con le spalle coperte da un’etichetta forte, gli dissi: se mi ascolterete, diventerete il gruppo più importante della storia della musica leggera italiana".

Detto e fatto. Nel disco c’è il provino di “Meno male”, versione embrionale di “Tanta voglia di lei”.
"Quando Roby mi ha chiesto se vessi una registrazione d’epoca per arricchire la nuova antologia, ho pensato a questo tentativo accantonato tra mille discussioni, che è la versione embrionale di “Tanta voglia di lei’".

Fu lei a decidere due innesti decisivi per la band come quelli di Stefano D’Orazio e Red Canzian.
"Anche se le scelte avvenivano sempre in modo condiviso, l’ultima parola spettava a me che ero il produttore. Stefano ci ha appena lasciati. Aveva una capacità di relazioni, organizzativa, che lo rendeva il collante (e un po’ il manager) della band. All’inizio visse per qualche tempo a casa mia, in via Donizetti, vicino al Conservatorio di Milano, e quella frequentazione mi fece scoprire qualità morali e caratteriali che me l’hanno reso per davvero molto caro".