Il direttore James Bradburne

Milano, 31 luglio 2018 - Prendi una location perfetta, Brera, con tante storie da raccontare, uno scrittore e fumettista fra i migliori sulla piazza (Milo Manara è stato suo mentore), un direttore, anglocanadese, creativo, che i fumetti li adora, così come adora scrivere libri per bambini, et voilà! Il piatto è servito; si chiama Era Brera, la storia a fumetti (edita da Coconino Press Fandango) che il disegnatore Paolo Bacilieri ha ambientato nella Pinacoteca di Brera. Una pubblicazione pensata per i bambini e i ragazzi che partecipano ai laboratori museali e che a settembre sarà distribuito in tutte le scuole milanesi. Incontra, intanto, il gradimento in questi giorni anche dei visitatori e turisti della Pinacoteca. James Bradburne - l’iniziativa porta la firma del Mibact - in dialogo con Bacilieri, ha colto al volo l’occasione e pensa già a sfornare il "sequel" di questa storia a fumetti di Brera che non può essere raccontata se non partendo da una bella, lunga "storia d’amore platonico, di amicizia e fiducia" fra Ettore Modigliani, ebreo, e Fernanda Wittgens, antifascista, la donna che "salvò opere d’arte e persone" e restituì al Paese la Pinacoteca dopo i disastri della guerra. Ma andiamo con ordine. "I musei sono luoghi vivi e e come le persone cambiano negli anni. Non volevo realizzare un fumetto didattico – interviene Bacilieri – ma farne uno in cui Brera fosse protagonista. Mi sono inventato una storiella di 16 pagine che si dipana nel corso di un secolo e attraverso le avventure della fantomatica famiglia Brambilla (cognome che più milanese non si può), racconta l’evoluzione del museo di Brera, dal 1943 ai giorni nostri, passando dai mitici anni ’60 e ’70".

E sullo sfondo, come frammenti, le opere d’arte. Un esempio: il più sfortunato dei Brambilla, lo zio di cui pochi parlano in famiglia, viene ucciso nei primi anni del ’900 dalla moglie che aveva più volte tradito". Un omicidio nel museo? "Ne accadono qui di storie strane, pure di cronaca nera. Comunque, lo zio si accascia colpito a morte, proprio ai piedi del Cristo Morto del Mantegna, uno dei capolavori custoditi a Brera. La moglie? Viene ammanettata dai carabinieri, dietro di lei si intravede Cristo alla Colonna di Bramante...". E la graphic novel prosegue con una discussione fra nonno e nipote davanti alla tela di Raffaello Sanzio Sposalizio della Vergine per poi passare agli anni ’70 "dove cito un grande classico della commedia italiana “Amici miei”, trasformando i due personaggi del film di Monicelli in Brambilla...e lo faccio nelle stanze con le opere del Bellotto, campione del vedutismo settecentesco, il mio preferito". Ed è fra le ultime tavole a fumetti che si racchiude il senso del lavoro di Bacilieri. "Davanti alla Cena in Emmaus di Caravaggio quella ragazza che ascoltava i racconti del nonno a sua volta si rivolge al nipote dicendogli: “Le nostre cene, le nostre vite, passano in un attimo. La loro in Emmaus è ancora qui, sul più bello, da secoli....“. A dire che l’arte è universale, supera tutto. E se lo dice la famiglia Brambilla! Tutti loro sono passati dalle sale di Brera e ne sono capitate di cose! Proprio qui, fra i capolavori del Mantegna, di Bellini Caravaggio". Sorride il fumettista. Perchè stupirsi, dice allargando le braccia anche il direttore della Pinacoteca James Bradburne. «Così siamo noi, così è l’arte, cosi è la vita». Così, Era Brera.