La spiaggia di Milano Marittima negli anni ’50
La spiaggia di Milano Marittima negli anni ’50

Milano, 27 agosto 2017 - È curioso il paradosso: molti milanesi che hanno trascorso l’estate a casa, a ferie finite stanno rientrando… a casa. Tornano a Milano lasciando Milano Marittima, che da un secolo è la loro spiaggia e la loro città-vacanza. E davvero singolare è la storia non anitca di questa località turistica, una delle più seducenti della riviera romagnola: una storia di affari, di sviluppo e di progresso. Una storia tutta milanese.

Era il 1907, e il capoluogo lombardo un fermento di parole che si traducevano in fatti. Otto anni prima era nato in una fiaschetteria toscana di via Berchet il Milan Cricket and Football Club, e nel 1908, ad opera d’una quarantina di soci dissidenti, si sarebbe costituito in un ristorante in via Mengoni il Football Club Internazionale Milano. In mezzo, nel 1906, era anche sorta la prima organizzazione sindacale italiana dei lavoratori. Il 1907, dunque: a 283 chilometri in linea d’aria dalla Madonnina, negli uffici del Comune di Cervia, gli amministratori della cittadina, che allora contava 9 mila abitanti contro i 35 mila di oggi, e Giacomo e Pietro Maffei (padre e figlio), tra i più importanti imprenditori del Milanese, siglavano il 18 giugno una convenzione di lungimirante modernità: l’ente cedeva alla ditta una vasta e paludosa zona costiera, flagellata a suo tempo dalla malaria, perché venisse bonificata e vi fossero realizzati parchi e giardini, villette, aree attrezzate al buon vivere turistico in armonia con l’ambiente. Il dado era tratto: la grande città lombarda senza mare, avrebbe avuto la sua spiaggia. I fimatari forse non immaginavano di aver aperto la strada a una rivoluzione, compresa tra un concetto innovativo di vacanza (costruirsi la casa in riva all’acqua) e la sua potenziale degenerazione, con quella cementificazione delle coste oggi consolidata in sconsolante realtà. I Maffei poi cedettero ogni diritto a Giuseppe Palanti (1881-1946), pittore e illustratore, cartellonista tra i più noti, che ben conosceva Cervia e qui era amato e famoso, tant’è che veniva chiamato e nostàr pitór, lui che girava con tavolozza e cavalletto per dipingere scorci e personaggi e atmosfere del luogo. Il pittore, ormai timoniere del progetto, il 1° giugno 1911 costituì la “Società Milano Marittima per lo sviluppo della spiaggia di Cervia”. Tra i fondatori, senatori, avvocati e altri professionisti, esponenti insomma della buona borghesia milanese.

Quando il 14 agosto 1912 si va all’accordo definitivo, proprio Palanti si prende l’incarico di progettare il nuovo insediamento, che, a ben vedere, avrebbe rappresentato una bella storia imprenditoriale pur senza vantare una storia, foss’anche una di quelle - fantastiche ed entusiasmanti, riche di “radici” - che un grande narratore come l’emiliano Giuseppe Pederiali sapeva inventare per i nuovi quartieri senza identità. Palanti concepisce dunque una città-giardino, ispirata alla filosofia dell’urbanista inglese Ebenezer Howard: una città ideale a misura d’uomo, che a questi e alla natura lascia abbondante spazio vitale. E stende il piano regolatore, disegna e dipinge cartoline promozionali e anche, nel 1928, il primo manifesto pubblicitario che cita il nuovo nome: «Milano Marittima spiaggia incantevole». Anche quel nome è una sua idea: un colpo di genio alla D’Annunzio (vedi “La Rinascente”, “velivolo”, “Vigili del fuoco”…). Milano Marittima cresce in bellezza e allegria, le sue villette liberty - in piedi ancora oggi, compresa quella dello stesso Palanti - sono splendide, la pineta le abbraccia, il mare è lì che accarezza la sabbia, e pure i bei nomi della cultura se ne accorgono: accorrono Grazia Deledda (cittadina onoraria nel 1927) e Giuseppe Ungaretti, Giovanni Guareschi, Mario Luzi e, più avanti, sportivi come Nicola Pietrangeli e protagonisti dello spettacolo. Le due guerre  interrompono lo sviluppo ma non lo fermano, e grazie appunto all’impulso di Milano Marittima, nel 1927 un decreto ministeriale riconosce a Cervia lo status di “Stazione di cura, soggiorno e turismo”. Negli anni Cinquanta, la sterzata verso la modernità più eclatante: la costruzione (1957) del primo grattacielo della riviera romagnola, il “Marinella”, alto 92 metri, oggi in compagnia d’una foresta di consimili, compreso “Marinella II” della vicina Cesenatico, innalzato nel 1958: 118 metri, il più alto d’Italia fino al 1960, quando a Milano fu inaugurato il grattacielo Pirelli, 127 metri. Proprio a Milano, casa madre del cemento e della bella costola, oggi centenaria, chiamata Milano Marittima.