Milano, 16 maggio 2018 - Hendrixiani si nasce. «“Are you experienced?” e “Axis: bold as love” hanno cambiato il senso e la percezione della musica moderna. Il mondo del rock e della chitarra, dopo, non sarebbero stati più gli stessi», giura Carlo Verdone, che nella prefazione del volume di Enzo Gentile e Roberto Crema “Hendrix ’68 - The Italian Experience” torna a parlare dei due album dati in pasto da Jimi mezzo secolo fa al pubblico italiano.

Per la ricorrenza da domani al 3 giugno la Triennale di Milano ospita la mostra “Hey Jimi - The Italian Experience 1968”, con fotografie e testimonianze del clamoroso tour italiano di Hendrix in quel di Milano, Roma e Bologna. Quattro giorni di concerti, tra il 23 e il 26 maggio, rimasti impressi nella memoria di una generazione. Il chitarrista atterrò a Malpensa il 23 maggio stesso prendendo alloggio all’Hotel Windsor di via Galileo Galilei assieme agli Experience, ovvero Noel Redding e Mitch Mitchell. Il guitar hero di Seattle non era ancora quello di “Electric Ladyland”, ma la sua Fender aveva già cambiato la storia. Per convincersene basta buttare l’occhio alla scaletta milanese, che affianca “Killing floor” a “Stone free”, “Fire”, “Hey Joe”, “I don’t live today”, “Foxy lady”, “Red house”, “Manic depression”, “Purple haze”, e “Wild thing”.

«Il 23 maggio organizzeremo nello spazio adiacente alla Triennale un evento con i filmati dei brani che suonò a Milano quella sera di cinquant’anni fa, ovviamente realizzati in altre occasioni perché, purtroppo, non ci sono documentazioni video degli show italiani», spiega Enzo Gentile, giornalista e docente universitario. «Non mancherà la musica dal vivo, grazie ad Eugenio Finardi e alla sua band, ma anche alla formazione di Stan Skibby, chitarrista mancino di Chicago con uno stile molto vicino a quello di Hendrix. In un paio di pezzi interverrà pure Pino Scotto nei panni di ospite. Il luogo dell’esibizione è quello di allora, anche un tempo si chiamava Piper mentre oggi Old Fashion ed ha cambiato un po’ struttura. Insomma, posto, giorno ed ora saranno gli stessi del ‘68». Il volume di Gentile e Crema nasce dalla necessità di riempire il vuoto documentale di questa esperienza italiana di cui non esistono filmati né fotografie ufficiali. «Abbiamo pensato che sarebbe stato bello mettere assieme le testimonianze di coloro che assistettero a quel concerto», prosegue Gentile. «Così abbiamo sentito più di cento spettatori di quei concerti-evento per raccontare Hendrix su e giù dal palco. Più che è un libro sulla musica è un racconto del costume di quegli anni».